Ogni karateka sa bene quanto siano importanti l'ordine e la disciplina, che dovrà dimostrare sia nella disciplina che nella cura del suo abito di allenamento, il karategi di cotone bianco, composto da una giacca o uwagi, un pantalone o zubon e una cintura, obi, annodata in modo particolare. Si dice che, il karategi deve essere bianco come il fiore del ciliegio, simbolo dei samurai e quindi sinonimo di forza, purezza d'animo e coraggio.
Una cosa che ogni karateka dovrà essere in grado di fare è il nodo alla propria cintura, imparare il metodo con cui allacciare correttamente la cintura. E' un gesto molto importante, perché non si tratta solo di "fare il nodo alla cintura", di un atto rituale, ma ma serve ad imparare a prestare attenzione ai piccoli dettagli ed a far nascere la consapevolezza del rispetto dell'altro e della gerarchia sociale che si crea tra gli allievi di diverso livello di pratica.
La cintura fu introdotta per tenere chiuso il kimono ed impedire alla giacca di aprirsi durante il combattimento. da allora la cintura ha assunto diverse funzioni: durante il combattimento serve ad indicare all'avversario il punto esatto del baricentro ed aiuta nell'apprendimento delle tecniche di respirazione.
Il punto esatto in cui posizionare la fascia corrisponde al baricentro del corpo, quindi prima di fare il nodo, il karateka dovrà sovrapporre il centro esatto della cintura più o meno all'altezza dell'ombelico.
Annodare un obi è un esercizio di pazienza:
- si avvolge la cintura intorno alla vita, il punto centrale è posto sotto l'ombelico, il nostro centro di energia;
- dietro la schiena la cintura viene incrociata e i due lembi tornano frontali, dopo aver avvolto la schiena; questo atto ricorda di essere preparati per coloro che potrebbero attaccare alle spalle;
ora si incrociano le due parti formando una X, ricordandoci che ciò che accade dietro la schiena, può avvenire anche di fronte;
- ora portare un'estremità sotto la cintura e l'altra verso il basso, per ricordare al karateka le due direzioni in cui la nostra mente può viaggiare e l'importanza di cercare un miglioramento continuo, bilanciando le forze tra cielo e terra,
- infine legando bene il nodo ricordiamo di stringere con forza la nostra determinazione e di fortificare il nostro spirito, manifestando in ogni pratica i valori che definiscono un karateka
- i due lembi scendono in modo uniforme da entrambi i lati, cercando che uno non sia più lungo dell'altro ad indicare l'equilibrio fisico e spirituale, ma anche a ricordare che l'eccellenza può essere raggiunta solo quando l'allenamento fisico è equilibrato con la preparazione spirituale: mente-tecnica-corpo.
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