Dopo anni di delusioni per la WFK, la federazione mondiale karate che ha visto altre discipline come il judo, la lotta libera e il taekwondo imporsi nelle competizioni a cinque cerchi, è stato raggiunto un importante traguardo ed il karate è riuscito ad entrare nell'olimpo dei giochi e proprio in Giappone, patria in cui è nato, avrà la possibilità di mostrare la bellezza di quest'arte marziale a tutto il mondo.
Quando nel 1984 nelle sale cinematografiche di mezzo mondo sbarcò il primo capitolo della tetralogia di karate kid, nessuno avrebbe immaginato che la disciplina al centro della pellicola sarebbe sbarcata ai giochi olimpici. Eppure metaforicamente "Per vincere domani", "La storia continua, "La sfida finale" e "karate kid 4" possono essere considerati il prologo all'ingresso del karate nella famiglia a cinque cerchi. Il karate di Okinawa, l'arcipelago che ha dato i natali allo sport, non poteva mancare nell'Olimpiade del Sol Levante.
Il karate da agosto 2016 è sport olimpico e debutterà alle olimpiadi di Tokyo 2020, grazie alla proposta del presidente del CIO Thomas Bach. Complice il fatto che nel 2020 sarà il Giappone, patria di questo sport, ad ospitare la rassegna a cinque cerchi.
Nell'agenda a cinque cerchi confluiranno due specialità: il kumite, ossia il combattimento reale, e il kata, cioè il combattimento immaginario. Nel kumite i due rivali si sfideranno sul tatami uno di fronte all'altro, nel kata il singolo karateka si esibisce davanti alla giuria simulando la forme tipiche del combattimento: parate, schivate e attacchi di gambe. Le gare si svolgeranno tutte in due giorni nel Budokan della capitale nipponica, ma non saranno in tanti a godersi il sogno olimpico, visto che in ciascuna delle otto gare, tre categorie di peso per il kumite maschile e femminile, ed uno per il kata individuale per uomini e donne, gareggeranno solo 10 atleti. In ciascuna categoria ci saranno: un atleta giapponese e un karateka con wild card, mentre gli altri 8 saranno qualificati in base ad un ranking, che terrà conto dei campionati mondiali, dei tornei continentali e di alcune gare che permetteranno di guadagnare punti. Ottanta quindi i fortunati, che lotteranno nel prossimo biennio per poter cacare il tatami del Budokan, impianto simbolo della specialità nel cuore della capitale nipponica.
Se a Tokyo 2020 il karate farà il suo debutto a Cinque Cerchi per la prima Olimpiade della sua storia, sarà assente, però, nei giochi olimpici di Parigi del 2024, infatti nella proposta del Comitato Olimpico Francese per le Olimpiadi di Parigi 2024, sono stati riconfermati surf, arrampicata sportiva, skateboard e la danza sportiva attraverso la breakdance, ma non è presente il karate. A Tokyo, comunque, la disciplina avrà l'occasione di dimostrare il proprio valore, cercando il passaggio da sport olimpico "temporaneo" a sport olimpico "definitivo". La decisione spetta solo al CIO che nel 2021 si riunirà per decidere quali tra i 28 sport olimpici attuali dovranno restare ufficiali nel programma a Cinque Cerchi e quali, invece, potranno essere aggiunti in modo definitivo nel 2028.
Se a Tokyo 2020 il karate farà il suo debutto a Cinque Cerchi per la prima Olimpiade della sua storia, sarà assente, però, nei giochi olimpici di Parigi del 2024, infatti nella proposta del Comitato Olimpico Francese per le Olimpiadi di Parigi 2024, sono stati riconfermati surf, arrampicata sportiva, skateboard e la danza sportiva attraverso la breakdance, ma non è presente il karate. A Tokyo, comunque, la disciplina avrà l'occasione di dimostrare il proprio valore, cercando il passaggio da sport olimpico "temporaneo" a sport olimpico "definitivo". La decisione spetta solo al CIO che nel 2021 si riunirà per decidere quali tra i 28 sport olimpici attuali dovranno restare ufficiali nel programma a Cinque Cerchi e quali, invece, potranno essere aggiunti in modo definitivo nel 2028.
I PROTAGONISTI AZZURRI DEL KARATE ALLE OLIMPIADI
La strada per Tokyo è ancora lunga e passa per alcuni importanti appuntamenti, come i mondiali di ottobre a Linz e quelli del 2017 che si terranno in Italia a Treviso. In Austria gli atleti azzurri hanno già mostrato grinta e talento, conquistando medaglie nei kata e nel kumite, dimostrando di avere tutte le capacità per ottenere i pass per Tokyo 2020. Successi italiani sono: il bronzo di Viviana Bottaro nel kata individuale ed il terzo posto insieme alle compagne di squadra Michela Pezzetti e Sara Battaglia in quello di gruppo; bronzo anche per gli uomini grazie a Luigi Busa nel kumite e un altro terzo posto nel kata di gruppo maschile conquistato da Alfredo Tocco, Mattia Busato e Alessandro Iodice, che fanno ben sperare per il futuro.
Per i papabili azzurri il percorso di avvicinamento, è scattato con gli europei di Novi Sad, dove l'Italia ha calpestato il podio per 10 volte, conquistando due medaglie d'oro, tre d'argento e cinque di bronzo, che hanno piazzato l'Italia terza alle spalle di Spagna e Turchia. Sul gradino più alto sono salite le ragazze del kata Sara Battaglia, Michela Pezzetti e Terryana D'Onofrio, nonché Michele Martina, Già campione mondiale under 21 nel kumite. Titolo sfiorato per Angelo Crescenzo, per Viviana Bottaro nel kata e per le ragazze del kumite Sara Cardin, Laura Pasqua, Silvia Semeraro e Clio Ferracuti. Infine terza piazza per la squadra maschile di kata formata da Alessandro Iodice, Gianluca Gallo e Giuseppe Panagia, per Mattia Busato nel kataa individuale e per Luigi Busà, Sara Cardin e Silvia Semeraro nel kumite.
Rispetto alla precedente edizione della rassegna continentale, l'Italia ha acciuffato due podi in più. tra i medagliati i più rappresentativi sono Cardin, Busà, Bottaro e Busato, di recente confluiti nel club olimpico.
Nel censimento del 2017, all'anagrafe della Fijlkam i numeri dei club e degli atleti sono cresciuti, quindi l'effetto olimpico ha illuminato uno sport finora nell'ombra, ma dai numeri importanti e nel quale l'Italia è sempre stata tra le nazioni top. Nel Vecchio continente gli azzurri lottano per la supremazia contro la Spagna, la Turchia e la Francia. Nel mondo, Giappone, Cina e Iran sono i Paesi extraeuropei ai vertici.
A frenare lo sviluppo del karate sono stati i litigi interni, perché all'interno del karate non c'è stata unità di intenti a livello di stili e di organizzazioni. Sono proliferate tante sigle, ognuna col proprio regolamento e le proprie manifestazioni, fino a quando il CIO ha riconosciuto come unico interlocutore la WKF, World karate Federation. Da allora, con l'obiettivo olimpico, sono cominciate le spinte all'unificazione del karate, che oltre ad essere uno sport è una filosofia di vita. Pierluigi Aschieri, direttore tecnico federale delle squadri nazionali, scrive: "La mente usa il corpo per realizzare i propri scopi. Inoltre il karate è uno sport di combattimento molto sicuro, dove il numero di infortuni è limitato. Una volta la massima aspirazione era la cintura nera, oggi il sogno si chiama oro olimpico.
Nessun commento:
Posta un commento