sabato 27 luglio 2019

I più forti atleti di arti marziali di sempre

Ecco un elenco dei più grandi atleti di arti marziali di tutti i tempi, dei campioni che hanno dominato le scene mondiali di Karate, Judo, Kung-Fu e tutte le altri specialità marziali, dei più forti e indimenticabili campioni che hanno vinto più di tutti.                           

Bruce Lee (Jeet Kune Do)

Bruce Jun Fan Lee (San Francisco, 27 novembre 1940 – Hong Kong, 20 luglio 1973) è stato un attore, artista marziale, filosofo, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico cinese con passaporto statunitense. Lee è ampiamente considerato uno dei più influenti artisti marziali di tutti i tempi, nonché l’attore più ricordato per la presentazione delle arti marziali cinesi al mondo. I suoi film, prodotti a Hong Kong e ad Hollywood, elevarono ad un nuovo livello di popolarità e gradimento le pellicole di arti marziali e l’interesse per questo tipo di discipline in Occidente. La direzione ed il tono delle sue opere influenzarono profondamente i film di arti marziali di Hong Kong che, fino ad allora, avevano mostrato più un senso teatrale che realistico delle scene. L’arte marziale da lui sintetizzata è chiamata Jeet Kune Do.




Chang Tung Sheng (Shuai Jiao)


Chang Tung Sheng (1908-1986) è stato un campione di arte marziale. E' stato uno dei più noti praticanti e insegnanti di wrestling cinese (anche noto come Shuai Jiao).




Chuck Norris (Taekwondo/Karate)


Carlos Ray “Chuck” Norris (Ryan, 10 marzo 1940) è un attore, artista marziale, produttore cinematografico e scrittore statunitense. Si arruola nell’Aviazione Militare Statunitense che lo porta in Corea; qui ha i primi contatti con le arti marziali e si specializza nell’arte autoctona del Tangsudo. Tornato in California nel 1962, si dedica all’insegnamento delle arti marziali, aprendo diverse scuole e diventando atleta agonista. Vince per 7 anni consecutivi, dal 1968 al 1974, il titolo di campione del mondo di karate e nel 1968 viene inserito nella Hall of Fame riservata alle cinture nere per il conseguimento nell’anno 1996 dell’ottavo Dan nel Taekwondo stile WTF . Nel 1975 viene nominato Istruttore dell’anno, mentre nel 1977 diventa “Uomo dell’anno”. Norris creò l’arte marziale Chun Kuk Do, che era basata sul tangsudo e includeva altre cose da ogni stile di combattimento che conosceva. Come molte altre arti marziali il Chun Kuk Do comprende un codice d’onore e delle regole di vita. Il riconoscimento più importante lo riceve però nel 1997 quando viene nominato gran maestro cintura nera di ottavo grado (dan) di taekwondo. Questa rappresenta una delle onorificenze più importanti in questa arte marziale, e Chuck Norris è stato il primo occidentale ad ottenerla.




Cung Lê (Sanda, Strikeforce)


Cung Lê (Saigon, 25 maggio 1972) è un ex lottatore di arti marziali miste, ex lottatore di sanda e attore vietnamita naturalizzato statunitense. Nelle MMA è stato campione dei pesi medi in Strikeforce, e a fine carriera ha combattuto quattro incontri nella prestigiosa UFC vincendone la metà; è noto per la sua tecnica tanto spettacolare quanto efficace nei calci. È stato campione mondiale imbattuto dei pesi mediomassimi IKF di sanda. È un attore specializzato nei film di arti marziali, ed ha preso parte al cast di film di rilievo internazionale come Tekken.



Fedor Emel’janenko (Arti marziali miste/Sambo/Judo)


Fëdor Vladimirovič Emel’janenko (Rubižne, 28 settembre 1976) è un lottatore di arti marziali miste e di sambo russo. Una ricorrente traslitterazione del nome è Fedor Emelianenko. È rimasto imbattuto per un’intera decade e, per ben quattro anni consecutivi, campione indiscusso dei pesi massimi nell’organizzazione giapponese Pride, al tempo considerata la migliore federazione di arti marziali miste al mondo; è stato anche il vincitore del torneo Pride Heavyweight World Grand Prix nel 2004. Nel suo palmarès può vantare anche la vittoria dei tornei openweight e absolute class RINGS, entrambi nel 2001, nonché il titolo dei pesi massimi WAMMA, conquistato e difeso tra il 2008 e il 2009. Molte testate ed esperti del settore lo considerano non solo il miglior lottatore dei pesi massimi di arti marziali miste di sempre ma anche il migliore in assoluto, tant’è che è stato premiato come miglior lottatore di tutti i tempi dagli esperti del programma televisivo statunitense Inside MMA. Si è ritirato il 21 giugno 2012, all’età di trentacinque anni, mettendo fine ad una carriera che durava da dodici, con un record personale di trentaquattro vittorie e quattro sconfitte. Prima di praticare MMA è stato uno degli atleti di combat sambo di maggior successo avendo vinto ben quattro mondiali, un europeo e sei campionati nazionali tra il 1999 e il 2012 nella categoria sopra i 100 kg; nel 1998 e 1999 ha vinto anche due medaglie di bronzo ai campionati nazionali di Judo.



Hirokazu Kanazawa (Karate)


Hirokazu Kanazawa (3 maggio 1931) è un karateka e maestro di karate giapponese. È considerato uno dei più grandi maestri di karate mai esistiti. La carriera marziale di Kanazawa inizia con il Judo mentre frequenta la Nippon University. Kanazawa divenne ben presto l’allievo prediletto dello scomparso Maestro Shotokan, Masatoshi Nakayama (10th Dan), ed è uno dei pochi privilegiati (tuttora in vita) ad essersi allenato anche con Gichin Funakoshi, considerato il Maestro fondatore del Karate moderno. Nel 1957 partecipò per la prima volta al torneo All Japan Karate Championships. In quell’occasione Kanazawa aveva un polso rotto riuscì a vincere tutti gli incontri. Da allora vinse il torneo per altre due volte consecutive. Attualmente Kanazawa è il presidente e l’istruttore capo della più grande organizzazione di Karate Shotokan del mondo, la Shotokan Karate-do International Federation. Nell’aprile del 2000 è stato promosso al grado di 10º Dan.



Jean-Claude Van Damme


Jean-Claude Van Damme, pseudonimo di Jean-Claude Camille François Van Varenberg (Berchem-Sainte-Agathe, 18 ottobre 1960), è un attore, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, culturista e artista marziale belga.
Dopo aver studiato intensamente le arti marziali sin dall’età di dieci anni, appassionato da Bruce Lee e Yip Man, Van Damme ottenne il successo in patria come artista marziale e culturista, guadagnandosi il titolo di “Mr. Belgium Junior-Overall Winner 1978-1979” nella seconda disciplina. Emigrò negli Stati Uniti nel 1982 per intraprendere la carriera di attore ottenendo il successo con "Senza esclusione di colpi" (1988), basato sulla vera storia di Frank Dux. Noto volto del cinema d’azione statunitense, ottenne diversi successi al botteghino; il suo film più riuscito in termini economici, "Timecop" (1994), ebbe un incasso internazionale di oltre cento milioni di dollari.




Joe Lewis (Kickboxing, Point Karate)


Joe Lewis (Knightdale, 7 marzo 1944 – 31 agosto 2012) è stato un artista marziale statunitense.
Lottatore di kickboxing e di Point Karate, ha dominato il ring negli anni sessanta e settanta. Per due volte consecutive è stato votato come “il più grande combattente di karate” e ha conseguito i titoli di: “Campione dei Pesi Massimi di Kickboxing degli Stati Uniti”, “Campione del Mondo di Karate” nei Pesi Massimi e “Campione Nazionale Cinture Nere di Kata degli Stati Uniti.”



Masahiko Kimura (Judo)


Masahiko Kimura è stato un judoka giapponese, ritenuto uno dei più grandi di tutti i tempi. Kimura nasce a Kumamoto il 10 settembre 1917. Inizia a praticare judo all’età di dieci anni. Riceve il quarto dan a sedici anni ed il quinto a diciotto, diventando così il più giovane godan di sempre. Nel 1937, a venti anni, vince per la prima volta gli All-Japan Championships sconfiggendo Nakashima. Nei tredici anni successivi rimarrà imbattuto. Nel 1950 lascia il judo sportivo e diventa un judoka e wrestler professionale. In seguito a questa decisione incontra il lottatore professionista Rikidōzan. Secondo Kimura, il match avrebbe dovuto terminare con il risultato concordato di pareggio e che vi sarebbe stata una serie di re-match. Contrariamente agli accordi però, Rikidōzan colpì ripetutamente Kimura fino al KO. Nel 2004 un film coreano ha ripercorso l’evento. Nel 1951 incontra Hélio Gracie, all’epoca il maggior esponente della scuola brasiliana di ju jitsu, in un match che avrebbe avuto termine solo con una sottomissione (strangolamento o leva articolare) dell’avversario. Gracie riuscì a resistere per 13 minuti, ma dovette comunque alla fine soccombere. Il suo grado nel judo fu sospeso dal Kodokan dopo il suo passaggio al pro-wrestling, dopo essersi rifiutato di riconsegnare il vessillo degli All Japan Judo Championship e dopo aver rilasciato dan in Brasile.



Masutatsu Ōyama (Full Contact Karate)


Masutatsu Ōyama (Gimje, 27 luglio 1923 – Tokyo, 26 aprile 1994) è stato un karateka e scrittore giapponese. Conosciuto come Mas Oyama e fondatore del Kyokushinkai, probabilmente il primo ed il più influente stile del full contact karate. Nato come Choi Yeong-eui, preferiva essere chiamato Choi Bae-dal per indicare la sua etnia coreana. Un Zainichi Korean, ha vissuto gran parte della sua vita in Giappone e successivamente è diventato cittadino giapponese. Nel 1953, Oyama aprì a Tokyo un suo dojo di karate chiamandolo “Oyama Dojo” continuando comunque a viaggiare per il Giappone e per il mondo, dando dimostrazioni, inclusi i famosi combattimenti nei quali metteva K.O dei tori con le proprie mani per un totale di 52 di cui 3 uccidendoli, ed altre in cui frantumava 30 tegole con un colpo solo. L'”Oyama” sviluppò la reputazione di essere uno stile duro, difficile, intenso nel quale si colpiva forte e finalmente, in una cerimonia del 1957, fu nominato “kyokushin”. Nel corso degli anni sviluppò la fama di essere un maestro anche troppo rude in quanto spesso feriva i propri studenti durante le sessioni di allenamento. Come crebbe la reputazione del dojo molti allievi furono attirati ad iscriversi sia dal Giappone che da altre parti ed il numero degli allievi crebbe notevolmente.




Micheal Milon (Karate)

Michaël Milon (Tours, 3 marzo 1972 – Parigi, 13 marzo 2002) è stato un karateka e maestro di karate francese. È considerato uno dei più famosi karateka europei della fine degli anni novanta. All’età di 8 anni comincia ad allenarsi nella disciplina marziale del Karate Shotokan. Nel 1986, a soli 14 anni vince il campionato francese di Karate. La sua dedizione agli insegnamenti marziali non si esaurisce nelle competizioni: allenandosi duramente ogni giorno, Milon vive secondo la dottrina marziale che ama. Questa dedizione gli permette di divenire per ben tre volte campione mondiale di kata, la parte del Karate che prevede un’esecuzione solitaria di forme e tecniche, e campione europeo per ben 10 volte. Tuttavia, una carriera così promettente viene spezzata il 13 marzo 2002 quando, ad appena 30 anni, Milon muore a Parigi per un attacco di cuore in seguito ad un’overdose di cocaina.


Wong Shun Leung (Beimo)



Wong Shun Leung (黃淳樑; Hong Kong, 8 maggio 1935 – Hong Kong, 28 gennaio 1997) è stato un importante artista marziale cinese. Era un rispettato insegnante di Wing Chun, nonché allievo di Yip Man. Considerato da molti un eccellente combattente per via della sua abilità tecnica e rapidità di movimento , era famoso per essersi guadagnato il titolo di “King of Beimo”, che significa “re dei combattimenti-sfida”, ossia combattimenti senza regole e protezioni che all’epoca venivano organizzati in modo che ogni combattente potesse testare le proprie abilità e, in caso di vittoria, portare fama e onore al proprio clan di appartenenza. Wong è stato anche insegnante di Bruce Lee insieme a Yip Man, nonché suo “mentore”, in quanto fu il principale responsabile della sua formazione combattiva ai tempi di Hong Kong, introducendolo ai Beimo e aiutandolo a fonteggiare la paura in combattimento.




Steven Seagal (Aikido)

Steven Frederic Seagal (Lansing, 10 aprile 1952) è un attore, artista marziale, produttore cinematografico, imprenditore e musicista statunitense con cittadinanza russa. Fa parte del gruppo di attori (Bruce Lee, Chuck Norris, Sonny Chiba, Jean-Claude Van Damme, Jackie Chan), diventati famosi grazie alle loro abilità nel campo delle arti marziali. Cintura nera 7º Dan di Aikido, è stato il primo straniero ad aprire un dojo ad Osaka in Giappone. È conosciuto in tutta l’America Latina come La Tortuga, che significa “la tartaruga” in spagnolo, per il modo di combattere relativamente lento, ma molto efficiente. 

venerdì 26 luglio 2019

Il karate alle olimpiadi e i papabili azzurri


Dopo anni di delusioni per la WFK, la federazione mondiale karate che ha visto altre discipline come il judo, la lotta libera e il taekwondo imporsi nelle competizioni a cinque cerchi, è stato raggiunto un importante traguardo ed il karate è riuscito ad entrare nell'olimpo dei giochi e proprio in Giappone, patria in cui è nato, avrà la possibilità di mostrare la bellezza di quest'arte marziale a tutto il mondo.
Quando nel 1984 nelle sale cinematografiche di mezzo mondo sbarcò il primo capitolo della tetralogia di karate kid, nessuno avrebbe immaginato che la disciplina al centro della pellicola sarebbe sbarcata ai giochi olimpici. Eppure metaforicamente "Per vincere domani", "La storia continua, "La sfida finale" e "karate kid 4" possono essere considerati il prologo all'ingresso del karate nella famiglia a cinque cerchi. Il karate di Okinawa, l'arcipelago che ha dato i natali allo sport, non poteva mancare nell'Olimpiade del Sol Levante.
Il karate da agosto 2016 è sport olimpico e debutterà alle olimpiadi di Tokyo 2020, grazie alla proposta del presidente del CIO Thomas Bach. Complice il fatto che nel 2020 sarà il Giappone, patria di questo sport, ad ospitare la rassegna a cinque cerchi.
Nell'agenda a cinque cerchi confluiranno due specialità: il kumite, ossia il combattimento reale, e il kata, cioè il combattimento immaginario. Nel kumite i due rivali si sfideranno sul tatami uno di fronte all'altro, nel kata il singolo karateka si esibisce davanti alla giuria simulando la forme tipiche del combattimento: parate, schivate e attacchi di gambe. Le gare si svolgeranno tutte in due giorni nel Budokan della capitale nipponica, ma non saranno in tanti a godersi il sogno olimpico, visto che in ciascuna delle otto gare, tre categorie di peso per il kumite maschile e femminile, ed uno per il kata individuale per uomini e donne, gareggeranno solo 10 atleti. In ciascuna categoria ci saranno: un atleta giapponese e un karateka con wild card, mentre gli altri 8 saranno qualificati in base ad un ranking, che terrà conto dei campionati mondiali, dei tornei continentali e di alcune gare che permetteranno di guadagnare punti. Ottanta quindi i fortunati, che lotteranno nel prossimo biennio per poter cacare il tatami del Budokan, impianto simbolo della specialità nel cuore della capitale nipponica.
Se a Tokyo 2020 il karate farà il suo debutto a Cinque Cerchi per la prima Olimpiade della sua storia, sarà assente, però, nei giochi olimpici di Parigi del 2024, infatti nella proposta del Comitato Olimpico Francese per le Olimpiadi di Parigi 2024, sono stati riconfermati surf, arrampicata sportiva, skateboard e la danza sportiva attraverso la breakdance, ma non è presente il karate. A Tokyo, comunque, la disciplina avrà l'occasione di dimostrare il proprio valore, cercando il passaggio da sport olimpico "temporaneo" a sport olimpico "definitivo". La decisione spetta solo al CIO che nel 2021 si riunirà per decidere quali tra i 28 sport olimpici attuali dovranno restare ufficiali nel programma a Cinque Cerchi e quali, invece, potranno essere aggiunti in modo definitivo nel 2028.

I PROTAGONISTI AZZURRI DEL KARATE ALLE OLIMPIADI
La strada per Tokyo è ancora lunga e passa per alcuni importanti appuntamenti, come i mondiali di ottobre a Linz e quelli del 2017 che si terranno in Italia a Treviso. In Austria gli atleti azzurri hanno già mostrato grinta e talento, conquistando medaglie nei kata e nel kumite, dimostrando di avere tutte le capacità per ottenere i pass per Tokyo 2020. Successi italiani sono: il bronzo di Viviana Bottaro nel kata individuale ed il terzo posto insieme alle compagne di squadra Michela Pezzetti e Sara Battaglia in quello di gruppo; bronzo anche per gli uomini grazie a Luigi Busa nel kumite e un altro terzo posto nel kata di gruppo maschile conquistato da Alfredo Tocco, Mattia Busato e Alessandro Iodice, che fanno ben sperare per il futuro. 
Per i papabili azzurri il percorso di avvicinamento, è scattato con gli europei di Novi Sad, dove l'Italia ha calpestato il podio per 10 volte, conquistando due medaglie d'oro, tre d'argento e cinque di bronzo, che hanno piazzato l'Italia terza alle spalle di Spagna e Turchia. Sul gradino più alto sono salite le ragazze del kata Sara Battaglia, Michela Pezzetti e Terryana D'Onofrio, nonché Michele Martina, Già campione mondiale under 21 nel kumite. Titolo sfiorato per Angelo Crescenzo, per Viviana Bottaro nel kata e per le ragazze del kumite Sara Cardin, Laura Pasqua, Silvia Semeraro e Clio Ferracuti. Infine terza piazza per la squadra maschile di kata formata da Alessandro Iodice, Gianluca Gallo e Giuseppe Panagia, per Mattia Busato nel kataa individuale e per Luigi Busà, Sara Cardin e Silvia Semeraro nel kumite.
Rispetto alla precedente edizione della rassegna continentale, l'Italia ha acciuffato due podi in più. tra i medagliati i più rappresentativi sono Cardin, Busà, Bottaro e Busato, di recente confluiti nel club olimpico.
Nel censimento del 2017, all'anagrafe della Fijlkam i numeri dei club e degli atleti sono cresciuti, quindi l'effetto olimpico ha illuminato uno sport finora nell'ombra, ma dai numeri importanti e nel quale l'Italia è sempre stata tra le nazioni top. Nel Vecchio continente gli azzurri lottano per la supremazia contro la Spagna, la Turchia e la Francia. Nel mondo, Giappone, Cina e Iran sono i Paesi extraeuropei ai vertici.
A frenare lo sviluppo del karate sono stati i litigi interni, perché all'interno del karate non c'è stata unità di intenti a livello di stili e di organizzazioni. Sono proliferate tante sigle, ognuna col proprio regolamento e le proprie manifestazioni, fino a quando il CIO ha riconosciuto come unico interlocutore la WKF, World karate Federation. Da allora, con l'obiettivo olimpico, sono cominciate le spinte all'unificazione del karate, che oltre ad essere uno sport è una filosofia di vita. Pierluigi Aschieri, direttore tecnico federale delle squadri nazionali, scrive: "La mente usa il corpo per realizzare i propri scopi. Inoltre il karate è uno sport di combattimento molto sicuro, dove il numero di infortuni è limitato. Una volta la massima aspirazione era la cintura nera, oggi il sogno si chiama oro olimpico.

giovedì 25 luglio 2019

I venti concetti basilari del karate di Gichin Funakoshi

Ogni scuola di karate tradizionale sintetizza per i propri allievi i principi morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i fondamenti. Essi sono chiaramente enunciati nel Dojo kun.
Dojo kun (Do=via, jo=luogo) letteralmente significa "luogo dove si studia e si segue la via.


I venti punti fondamentali dello spirito del karate insegnati dal maestro Gichin Funakoshi sono:
  1. il karate comincia e finisce col saluto
  2. il karate è mai attaccare per primo
  3. il karate è rettitudine, riconoscenza, perseguire la via della giustizia
  4. il karate è prima di tutto capire se stessi e poi gli altri
  5. nel karate lo spirito viene prima: la tecnica è il fine ultimo
  6. il karate è lealtà e spontaneità;sii sempre pronto a liberare la tua mente
  7. il karate insegna che le avversità ci colpiscono quando si rinuncia
  8. il karate non si vive solo nel Dojo
  9. il karate è per la vita
  10. lo spirito del karate deve ispirare tutte le nostre azioni
  11. il karate va tenuto vivo col fuoco dell'anima; è come l'acqua calda , necessita di calore costante o tornerà acqua fredda
  12. il karate non è vincere, ma è l'idea di non perdere
  13. la vittoria giace nella tua abilità di saper distinguere i punti vulnerabili da quelli invulnerabili
  14. concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversario
  15. mani e piedi come spade
  16. pensare che tutto il mondo può esserti avversario
  17. la guardia ai principianti, la posizione naturale agli esperti
  18. il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa
  19. come l'arco. il praticante deve usare concentrazione, espansione,velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza
  20. fai tendere lo spirito ad un livello più alto

Dojo kun nel karate: le regole del luogo ove si ricerca la Via

DO= via, strada da percorrere
Jo= luogo
kun=regola, dovere

E' tradizione, anche se non in tutti i dojo, la recitazione del kun o codice etico, dopo una breve meditazione, al termine dell'allenamento. Il dojo kun è l'essenza stessa del karate-do: non solo le tecniche vanno affinate, ma lo spirito per primo dovrà essere indirizzato ed educato. Seguendo" i dettami racchiusi in questi precetti, l'allievo potrà veramente progredire nella via delle arti marziali". 
La procedura prevede che, l'allievo di grado più alto reciti a voce ogni precetto, che verrà a sua volta ripetuto dall'intera classe. I precetti vanno sempre pronunciati con forza e mai sussurrati con poca sincerità o credo, così che possano penetrare la mente dei partecipanti. Il dojo kun fu introdotto nella tradizione del karate per garantire la corretta condotta dei suoi praticanti e che fosse una sorta di comandamento da rispettare anche al di fuori dell'ambiente proprio del karate. 
Le cinque regole d'oro sono:

  1. prima di tutto cerca di migliorare il carattere
  2. prima di tutto cerca di percorrere la via della sincerità
  3. prima di tutto cerca di rafforzare la costanza dello spirito
  4. prima di tutto cerca di imparare il rispetto universale
  5. prima di tutto cerca di acquistare l'autocontrollo.

Come si diventa maestri di karate

Non è sufficiente indossare una semplice cintura nera per poter insegnare e tenere corsi di karate per bambini ed adulti nei centri sportivi, infatti la cintura nera non abilita automaticamente all'insegnamento e, per poter svolgere mansioni all'interno delle ASD, c'è l'obbligo di avere un diploma legalmente riconosciuto per la disciplina. Gradi e qualifiche tecniche sono due cose ben distinte: un praticante può scegliere di proseguire nei Dan e nello studio delle Arti Marziali, senza acquisire nessun livello di insegnamento, mentre le diverse qualifiche tecniche prevedono conoscenze specifiche diverse.
La FESIK ( Federazione Sportiva Italiana karate) affida l'insegnamento della disciplina ad Allenatori, Istruttori, Maestri, la cui formazione è regolamentata dall'Ente del CSEN Nazionale, ed ai Docenti Federali. 
Al termine dei corsi, superati i relativi esami teorico-pratici, saranno rilasciati: il diploma nazionale ed il tesserino tecnico con la qualifica acquisita. In caso di esito negativo, si ha la possibilità di ripetere un'altra volta gratuitamente l'esame.
  • Il requisito minimo per essere abilitati all'insegnamento è la qualifica di ALLENATORE. In alcune Federazioni, già le cinture marroni possono sostenere il brevetto di allenatore. Un Allenatore deve possedere nozioni di fisiologia, conoscenza dei principali gruppi muscolari e del lavoro muscolare, teoria dell'allenamento, pronto soccorso e Rianimazione Cardio-Polmonare, nozioni di psicologia e pedagogia, con particolare riferimento alla fascia preagonistica; preparazione atletica generale della disciplina. Secondo la legge, un Allenatore può assumere la direzione tecnica di una palestra, occuparsi della preparazione atletica della fascia preagonistica e può essere delegato, sotto la responsabilità del proprio Maestro, a tenere dei corsi all'interno dello stesso dojo o in altri centri. Può lavorare in autonomia, senza discostarsi dalle direttive del Sensei, o trovarsi nel dojo contestualmente al Maestro e, se chiamato da lui, aiutare nello svolgimento della lezione, infatti, come ogni allievo che si rispetti, l'Allenatore deve affidarsi al proprio Maestro. In genere nessun allenatore opera in modo indipendente, ma è preposto ad aiutare i tecnici della propria scuola e a non avere corsi autonomi, in quanto il suo bagaglio tecnico, da trasferire agli atleti, potrebbe essere sufficiente per i principianti, ma inadeguato per i gradi alti e persone con esperienza.
  • La specializzazione oltre l'Allenatore è la qualifica di ISTRUTTORE, che possiede le stesse conoscenze dell'Allenatore, ma in più ha responsabilità penali e civili, ha frequentato corsi di metodologia d'insegnamento dell'Arte Marziale, metodologia dell'allenamento, medicina per le arti marziali. L'Istruttore  può dirsi autonomo, anche se fa sempre capo ad un Maestro, inizia a gestire un gruppo ed ad avere un ruolo da leader e non può permettersi di commettere errori didattici o impostazioni errate delle lezioni: un vero Istruttore è colui che si rende conto dell'impegno che si è assunto e da il massimo nell'insegnamento. L'allievo potrebbe chiamarlo "Maestro", ma, per quanto sia una figura di altissimo valore tecnico, di fatto non lo è ancora.
  • Dopo diversi anni di pratica, è possibile essere candidati alla qualifica di Maestro. Se un Allenatore o un Istruttore si candidano spontaneamente, per la qualifica di Maestro è necessaria l'approvazione del Caposcuola o della Federazione di appartenenza che, valutando i meriti ed i pregi del praticante, deciderà quando la pianta è abbastanza matura per dare frutti a tutti, in pratica non si può scegliere di diventare Maestro di un'Arte. Il Maestro ha le stesse conoscenze della qualifica di Istruttore, in più: progressione didattica dell'arte marziale, preparazione tecnica e tattica per l'attività agonistica, metodologia d'insegnamento del combattimento, può fare programmi di allenamento e deve possedere le qualità per la gestione di lezioni e di stage. Il Maestro può essere responsabile tecnico di più palestre e può tenere sotto la propria guida allenatori ed istruttori. Il ruolo di un Maestro nel dojo non è come quello di un coach o di un mister di una squadra di calcio: un Maestro si allena sempre e comunque; può parlare a lungo di una tecnica o di uno schema di combattimento, ma poi deve mostrare l'esecuzione per permettere all'allievo di costruirsi un modello ideale di movimento. Invecchiando, deve adattare l'allenamento al suo eventuale calo fisico, nella ricerca continua di un miglioramento tecnico, in modo da rappresentare per i suoi allievi, la meta da raggiungere, un esempio da seguire quando esegue una tecnica o un altro movimento. La qualifica di Maestro di karate è la più alta personalità tecnica e deve sfruttare la differenza di livello tecnico per motivare e far capire agli allievi che possono continuare a crescere e che lui è un mezzo per poterlo fare. Deve conoscere tutti gli aspetti anche minimamente correlati al karate e possedere speciali caratteristiche didattiche, tecniche e dirigenziali, unite ad una speciale personalità.
  • Infine c'è la figura del Docente Federale, che ricopre un ruolo di altissimo prestigio all'interno della Federazione e oltre a far parte delle commissioni di esame, svolge ruoli di docenza negli stage, sia a livello regionale che nazionale. Tale qualifica può essere conferita dal Consiglio Federale per meriti sia in ambito agonistico che nell'attività sportiva. il Docente Federale deve conoscere bene tutti i programmi d'esame, tutti i kata dello stile che pratica e tutti gli aspetti del kumite, in modo da poter rispondere alle esigenze tecniche di ognuno ed essere sempre all'altezza di ogni situazione. Non può permettersi uno scarso allenamento e solo con un impegno costante ed adeguate capacità tecniche ed atletiche, può continuare a dimostrare di essere un riferimento valido.

mercoledì 24 luglio 2019

Il karate in Italia

Il karate entrò nel nostro paese nei primi anni sessanta e fu diffuso nelle principali città dai primi cultori, che lo avevano appreso nel corso dei loro viaggi direttamente in Oriente o a Parigi, che è considerata ancora oggi la culla del karate in Europa.
Nel corso degli anni molte sono state le Federazioni costituite, sciolte ed unificate: AIK, FIK, AIKI, FENAM, FESIKA, FIAM,  FIKDA, FIKTEDA, FITAK, FILPJK e la FIJLKAM nel 2000.
Il C.O.N.I. ha sempre consigliato alle diverse organizzazioni di karate di unificarsi in una sola Federazione, ma ancora oggi il karate è frammentato e diviso più che mai in tante organizzazioni.
  • Ad oggi l'unica federazione riconosciuta dal C.O.N.I. è la FIJLKAM, che opera quasi esclusivamente nel karate sportivo. Tale federazione è costituita dalle Società, dalle Associazioni e dagli Organismi affiliati, che svolgono senza scopo di lucro, le attività sportive e promozionali del Judo, della Lotta, del karate, del Ju Jitsu, dell'Aikido e del Sumo; sono anche riconosciute le lotte tradizionali S'Istrumpa e Capoera. Si tratta di sport praticati a livello dilettantistico, in armonia con le direttive e gli indirizzi del CIO e del CONI. La FIJLKAM, come federazione degli sport di combattimento, ha, quindi, il compito di promuovere, organizzare, disciplinare, promuovere e diffondere gli sport controllati dalla IJF, dalla FILA, dalla WKF e dalla ISF, alle quali è affiliata e dalle quali è riconosciuta come unica rappresentante in Italia. La sua attività è finalizzata alla pratica, alla diffusione ed alla valorizzazione di discipline sportive che, pur nettamente distinte, sono omgenee ed assimilabili tra loro.
  • La FIKTA, invece, non è riconosciuta dal CONI, ma è riconosciuta dall'US ACLI (riconosciuta dal CONI), quale ente di promozione sportiva. A livello internazionale è riconosciuta dalla ITKF. Attualmente la federazione tiene numerosi stage con la presenza di grandi maestri, che riscuotono grande interesse ed organizza delle gare alivello nazionale tra i suoi tesserati, tra cui i CAMPIONATI ITALIANI e la rinomata COPPA SHOTOKAN  a livello europeo. Per l'attività giovanile è stat realizzata la competizione KENSHIN BOBO, con atleti da tutta l'area dell'Europa Mediterranea.
  • La FESIK è l'unica federazione italiana, oltre alla FIJLKAM, che vanta un riconoscimento da parte dello Stato Italiano. Con un livello tecnico che non ha eguali in Italia, è l'unica a praticare kumite sportivo e tradizionale e kata in più di quattro stili diversi ad alti livelli. 


Il combattimento nel karate e il kiai

Sono stati prodotti numerosi film dedicati al karate, risse e vendette consumate a suon di colpi improbabili di ometti urlanti con fasce colorate sulla fronte e avvolti in bizzarri kimono.
Gikin Funakoshi disse: "Non ci sono dispute nel karate" ed infatti prima della seconda guerra mondiale, ad Okinawa, il kumite non era parte integrante dell'insegnamento e Shigeru Egami riferisce che, nel 1940, alcuni karateka furono cacciati dal dojo, perchè usavano combattere facendo a pugni.
Il Dojo kun predica, infatti, l'autocontrollo e l'astensione dalla violenza. Al kumite libero, quello in cui i contendenti possono attaccare e difendersi senza dichiarare i colpi che stanno per portare, si giunge dopo diversi anni di pratica continua, inoltre si sostiene sempre in presenza del maestro.
Per l'estrema pericolosità dei colpi, non è possibile colpire l'avversario con la massima potenza, ma occorre bloccare la tecnica nel momento stesso del contatto. L'impegno profuso, la concentrazione dimostrata e l'esecuzione perfetta delle tecniche sono discriminanti valutate per decretare il vincitore nelle gare. Il kumite, nella piena osservanza dei precetti del Dojo kun, proibisce l'uso indiscriminato della violenza e richiede che si manifesti il proprio rispetto nei confronti dell'opponente sia con l'inchino rituale, che si effettua all'inizio ed alla fine dello scontro, sia impegnandosi al massimo delle proprie possibilità qualsiasi sia il livello del'avversario.
Al di là delle tecniche veloci e potenti, uno degli aspetti che più colpisce chi osserva un incontro di karate, è il kiai, l'urlo che accompagna i colpi decisivi. Molti suppongono che il kiai sia un urlo per emesso spaventare l'avversario, in realtà si tratta di un'emissione di suoni che deriva dalla contrazione istantanea dei muscoli di tutto il corpo, attività involontaria che si effettua al momento di portare la tecnica definitiva, ovvero quel colpo che, se raggiunge l'avversario, conclude l'incontro.
Va ricordato che nel karate non si combatte per sconfiggere l'avversario o per dimostrarsi a lui superiore, ma solo per migliorare e mettere alla prova se stessi. Nel karate ciò che conta non è vincere, ma l'idea di non perdere, e chi combatte con rispetto, impegnandosi e non lasciandosi prendere dalla furia agonistica e dalla rabbia, anche se sconfitto, non sarà mai considerato perdente.

Il karate sportivo


Il karate è un metodo di difesa di notevole pericolosità, in quanto tende a colpire i punti vitali del corpo dell'avversario con la mano o con il piede. Attualmente viene praticato una versione sportiva del karate, privato cioè delle sue componenti marziali e finalizzata ai risultati competitivi, tipici dell'agonismo occidentale. Nella forma sportiva calci e pugni debbono arrestarsi a pochi centimetri dal loro obiettivo, senza toccarlo, per evitare gravi conseguenze. Le gare si disputano su un quadrato di 8 m di lato (talora anche 10) e hanno, in genere una durata di 3 minuti. 
Nel karate sportivo è prevista l'attività agonistica nelle due specialità del kata e del kumite. Nelle gare di kata gli atleti si misurano nell'esecuzione delle forme e vengono valutati in base all'espressività, la potenza, la chiusura e il ritmo delle tecniche. A ogni atleta viene assegnato un punteggio, il vincitore è colui che ottiene il punteggio più alto, cioè colui che meglio "interpreta" il kata.
Nel kumite, invece, lo scontro fra gli avversari è diretto, si procede in base ad un tabellone ad eliminazione diretta a sorteggio e con ripescaggi. La durata di un combattimento varia da un minuto e venti a tre minuti effettivi, a seconda della categoria, a cui si aggiungono eventuali tempi di recupero.
Le azioni dei combattimenti sono finalizzate a fare punti e la vittoria spetta all'atleta che abbia portato un colpo decisivo o che abbia conseguito il punteggio più alto; si fanno punti portando tecniche valide su bersagli validi. Sono tecniche valide quelle di pugno, calcio (circolare, frontale o laterale) e proiezione, mentre i bersagli validi sono testa, viso, collo, nuca, petto, addome, fianchi e schiena. A seconda del bersaglio colpito e della tecnica utilizzata possono essere assegnati 1,2 o 3 punti. Sono previste ammonizioni per tecniche e comportamenti proibiti o per contatti eccessivi. L'età per svolgere attività agonistica va dai 13 ai 35 anni, ma esistono diverse categorie in base al peso, all'età e al grado di cintura.
Oltre all'arbitro vi sono due o quattro giudici.

La federazione mondiale del karate (WKF) è riconosciuta dal comitato olimpico (CIO) ed internazionale come responsabile per la competizione di karate nei giochi olimpici. La WKF ha sviluppato regole comuni che governano tutti gli stili. 
Sul fronte karate sportivo va precisato che, oltre alla WKF, ci sono  realtà diverse che enfatizzano il combattimento e nelle cui competizioni si può vincere anche per ko.
Famoso è il Sabaki Challenge, dove ogni anno a Denver, si sfidano atleti provenienti da ogni parte del mondo. da menzionare,poi, i campionati mondiali di kyokushinkai e Ashihara, entrambi caratterizzati da un numero rilevante di atleti internazionali.

oRei il saluto nel karate-d

"Il karate inizia e finisce con il karate".
Il termine "rei" (saluto) deriva da "keirai" (saluto-inchino) ed è un concetto fondamentale per tutte le arti marziali, perché è espressione di cortesia, rispetto e sincerità.
Il Maestro Funakoshi scriveva: "Senza cortesia il valore del karate va perso".
Il rituale del saluto è semplice nella sua forma esteriore, ma complesso nel suo aspetto interiore. E' una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra e dell'arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un'abitudine o un obbligo imposto dal maestro. Il praticante attraverso il saluto si predispone all'allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri sentimenti e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente. Questo è lo spirito della via marziale: l'umiltà è un atteggiamento che bisogna assumere nella vita: la prima lotta da vincere è quella contro la propria presunzione. La complessità simbolica del saluto implica, in senso posturale, un allineamento perfetto del ventre, del busto e della testa, centri rispettivamente della volontà, dell'emotività e dell'intelletto. La posizione del saluto è verticale ed esprime la via spirituale; si inclina poi orizzontalmente ad indicare la via materiale.
Dal punto di vista tecnico il saluto può essere: collettivo od individuale, effettuato in piedi o nella tipica posizione inginocchiata giapponese.
Prima di entrare in palestra, luogo dedicato alla "via" e dove l'impegno è sacro, bisogna salutare. Si rimane in piedi, l'inchino deve essere discreto e sincero, ed eseguito ogni qual volta il karateka si pongano di fronte o eseguano un esercizio di kata. 
Il saluto in piedi è scandito in tre tempi: per prima cosa si uniscono i talloni in modo che i piedi formino un angolo di 90°; poi mantenendo il busto e la nuca ben eretti, si portano le mani con dita tese e serrate lungo le cosce e si mantiene questa posizione fino a che lo stato d'animo si sia fatto calmo e consapevole; infine si piega avanti il busto, che deve restare rigido e la testa non deve superare questa inclinazione. Tale atteggiamento significa: "io sono disponibile". Nell'ultimo tempo si torna alla posizione eretta: "sono presente con il corpo, l'anima e lo spirito".
Il modo corretto per eseguire il saluto da posizione inginocchiata è questo: girare leggermente le anche in senso orario e posare a terra il ginocchio sinistro poi quello destro, le dita dei piedi restano a contatto, mentre i talloni, posti verso l'esterno, formano un appoggio che viene usato per sedere.Schiena e testa erette, mani poggiate sulle cosce, spalle rilassate e ginocchia aperte in modo naturale determinano una postura stabile. il praticante deve tenere la colonna vertebrale diritta per poter respirare in modo corretto. La posizione inginocchiata è indicata per eseguire la meditazione taciturna, che viene effettuata nel più profondo silenzio per consentire il raggiungimento dell'armonia e della concentrazione. Elementi essenziali di questa cerimonia sono l'immobilità fisica ed il silenzio, che permettono di spogliarsi delle proprie preoccupazioni e di farsi ricettivi agli insegnamenti impartiti dal maestro. Il secondo tempo del saluto consiste nell'inchino: il viso si avvicina al terreno ed alle mani, poste a triangolo, con le punte delle dita distese in avanti ed i pollici in squadra. Si poggia prima la mano sinistra, poi quella destra: un'eredità degli antichi samurai, che così potevano sguainare agevolmente la spada in caso di necessità, anche da questa posizione. 
Le espressioni verbali, che accompagnano il saluto, sono scandite dal capofila ed iniziano sempre con lo: "shomen ni rei", l'inchino al lato anteriore della palestra, che esprime la riconoscenza dei praticanti per il karate a significare che prima di dedicarsi alle cose mondane, l'uomo deve rivolgersi a qualcosa di più grande ed importante di lui. Prosegue con il "sensei ni rei", l'inchino al maestro, se presente, oppure con il "senpaini rei", l'inchino all'allievo più anziano che sostituisce il maestro. "Otagai ni rei" è l'inchino l'un l'altro: simboleggia l'unità ed rispetto che si deve agli altri. "Shihan ni rei" è, invece, l'inchino al maestro superiore, altamente onorato di 9° o 10° dan, esterno dalla gerarchia della scuola, che insegna nel dojo solo in rare circostanze.
Nella parte finale del saluto, si torna alla posizione eretta.
La tradizione vuole che durante il rituale di apertura e di chiusura della lezione il maestro si tenga di fronte al centro del muro nord della palestra, punto in cui si trova appeso il quadro con l'immagine del fondatore dello stile. Gli allievi stanno dietro di lui, allineati da est a ovest, ordinati per grado.
Dopo il saluto vengono enunciate le cinque regole di palestra (dojo kun), il maestro si alza e gli allievi rispettando l'ordine di grado, lo imitano, ritornando alla posizione iniziale.
"Rei" è un'occasione di riflessione per ogni praticante circa il comportamento da tenere verso gli uomini e verso la vita.
Il saluto è l'anima dell'arte marziale: se andasse perso, perso sarebbe anche il valore dell'arte marziale.

martedì 23 luglio 2019

Esame (7)


Esame (6)



Questo è l'esame per il passaggio alla cintura marrone (1°kyu)

Esame (5)



Questo è l'esame per il passaggio alla cintura blu

Esame (4)





Questo è il l'esame per il passaggio alla cintura verde

Esame (3)




Questo è l'esame per la cintura arancione

Eesame(2)




Questo è l'esame per la cintura gialla del karate

Esame(1)



Questo è  l'esame per il passaggio a cintura  gialla

Esami


L'esame è un momento di verifica, nel quale l'allievo ha la possibilità di dimostrare cosa ha imparato. si struttura in tre momenti: il kihon (la tecnica), il kata (la forma) e il kumite (il combattimento).
La gerarchia dei gradi di cintura nel karate si suddivide in 9 kyu (che significa bambino o allievo) o gradi inferiori e in 10 dan (che significa adulto  o livello, grado) o gradi superiori per le cinture nere.
I gradi, fino alla cintura marrone, sono assegnati dal Maestro titolare del dojo con una "cintura di colore", dopo aver superato un esame all'interno del proprio dojo: nel giorno prestabilito, una  commissione composta da alcune delle cinture nere, appartenenti allo stesso dojo, verifica le competenze dell'allievo, sulla base di programmi d'esame federali, sotto la supervisione del Direttore Tecnico. 
I 9 gradi kyu del Karate-do delle cinture colorate corrispondono alla fase dell’apprendimento delle tecniche e segnano il passo di un lungo percorso che porta un principiante alla cintura nera. 
L'ambizione del passaggio di cintura non deve essere visto dagli atleti più giovani come lo scopo di tutto un anno di allenamento, perché il senso autentico della ricerca rappresentata dalla via del karate è il continuo miglioramento e perfezionamento di sé. Non ha senso vivere l'esame come una fonte di ansia eccessiva e incontrollata o rapportarsi ad un'eventuale bocciatura come se fosse la fine del mondo: in caso di esito negativo dell'esame significherà solo che sarà necessario impegnarsi di più e d'altra la promozione non rappresenta un punto di arrivo, significa solo che da quel momento in poi il compito sarà ancora più impegnativo.
L’esame di cintura nera 1° dan viene svolto direttamente dalla sede nazionale della federazione e può includere una parte scritta. Da questo momento comincia la fase di auto- perfezionamento del karateka. Lo studio si raffina e l’arte marziale viene valutata anche dal punto di vista psico-fisico: l’allievo è in grado di capire che dietro l’esercizio fisico c’è la ricerca di uno stato mentale e spirituale idoneo alla pratica.  il primo livello di dan è chiamato "sho dan" cioè inizio del grado", a testimonianza del fatto che il raggiungimento della prima cintura nera è solo l'inizio di un lungo e severo apprendimento dell'arte marziale, che può non avere limiti. la stessa cintura nera, con il passare degli anni, si sfibra e dal tessuto riaffiora il colore bianco, quindi la cintura torna di colore bianco ed il ciclo si ripete. Nel karate il massimo grado è la cintura nera 5° dan, mentre dal 6° dan in poi il grado viene assegnato per meriti speciali o onorificenze e non più in seguito ad esami. Per i gradi più elevati non viene valutata solamente la pura capacità tecnica raggiunta, ma le doti di esperienza, didattica, organizzazione, sviluppo e dedizione a quest'arte marziale.

Le armi del karate


Ad esclusione di qualche arma rituale, come nunchaku, tonfa, sai e bastone, il karate viene praticato esclusivamente a mani nude.
Il karate prevede tecniche di percussione con tutti gli arti del corpo (pugni, calci, gomiti, ginocchia, ecc.), dette "atemi waza", che sono alla base dello studio dell'arte. I colpi non vengono affondati alla ricerca del kO dell'avversario, ma vengono arrestati  per motivi di incolumità, anche se le tecniche devono dimostrare il loro potenziale ed essere eseguite arrestandole con un controllo per non arrecare danni. Il regolamento di gara, infatti prevede, in linea di massima, un lieve contatto a livello addominale, nessun contatto con tecniche di braccio al volto e un lievissimo contatto con tecniche di calcio al volto. L'eventuale ausilio di protezioni preventive (conchiglie, paradenti, corpetto, partibia-piede, guantini), nella pratica del kumite, completano il regolamento nella massima tutela dei praticanti. 
Le tecniche di braccia prevedono l'utilizzo del pugno chiuso, ma anche del palmo, del dorso e del taglio della mano, così come del polso, dei gomiti e dell'avambraccio, mentre le tecniche di gamba utilizzano i piedi e le ginocchia.
L'arma principale del karate è il pugno (ken), che viene usato per le varie colpire le parti sensibili del corpo umano. Altri colpi sono il gomito che può essere usato per tirare colpi al viso, al petto o ai fianchi e la parte anteriore della fronte e la posteriore alta della testa.
  •  impara a sferrare i pugni. Il karate usa delle tecniche di pugni diretti con una torsione del polso in prossimità del punto di impatto ed il bersaglio si colpisce con le prime due nocche; 
  • aggiungi il kiai, il suono che viene pronunciato da chi esegue un movimento di attacco come un pugno con lo scopo di rilasciare l'energia accumulata dal karateka, aumentando la forza d'impatto dell'attacco;
  • impara le parate di base. Dato che la funzione principale del karate è l'auto-difesa e non l'offesa, esistono una serie di tecniche basilari per bloccare l'attacco avversario e proteggersi in ogni situazione,
  • esegui i calci di base. Sebbene il karate sia un'arte marziale "a mano aperta", prevede comunque una serie di calci che vengono sferrati per tenere a distanza l'aggressore o quando la parte superiore del corpo non può muoversi perché deve parare o schivare un colpo.
Caratteristica fondamentale di quest'arte marziale è quella di concentrare tutta la forza dell'individuo in singoli colpi risolutivi, in risposta all'attacco dell'avversario. Lo schema attacco- parata e contrattacco mostra ancora una volta come si tratti di uno sport da difesa, non da attacco e aggressione: imparare a difendersi, ma nel massimo rispetto dei compagni e, soprattutto, dell'avversario.

Tecniche per l'allenamento nel karate

Ci sono molti stili di karate, da quello tradizionale a quelli occidentali moderni al karate sportivo, ma le tecniche di base restano invariate.
L'allenamento di solito prevede tre forme diverse di movimenti, che combinandosi tra loro, costituiscono l'insieme delle tecniche del karate:
  • kihon o tecniche di base, che rappresenta le fondamenta su cui si sviluppa l'intera arte marziale, cioè lo studio e l'esercizio di tecniche di base e semplici sequenze. Durante il kihon si impara a colpire, parare e calciare. I movimenti base comprendono parate di braccia, colpi, calci, attacchi di mano o di calcio e le varie posizioni, gesti che vanno ripetuti in modo preciso e meticoloso, sia per il potenziamento muscolare che per memorizzare le tecniche;
  • kata o schemi. I kata sono una serie di combinazioni dei movimenti di base  che simulano un combattimento contro uno o più avversari immaginari. I kata di Base sono i cinque heian, propedeutici ai kata superiori come i Bassai, i kanku ed i Ji, specifici per migliorare potenza e vigore, oppure rapidità e leggerezza;
  • kumite o combattimento reale, che consente agli studenti di mettere in pratica le tecniche imparate lottando gli uni contro gli altri, spesso anche durante i tornei, utilizzando tecniche di braccia, gambe, gomiti e ginocchia. Il kumite è molto vicino al combattimento reale ed i due karateka eseguono le mosse l'uno contro l'altro. esistono varie forme di kumite, che devono essere praticati fin dai primi allenamenti. Esiste il kihon kumite o combattimento di base, che serve a potenziare la tecnica portata con massima rapidità, efficacia e precione. Successivamente si può praticare il Ju Ippon kumite o combattimento semilibero, nel quale si deve misurare la scelta della distanza e del tempo in cui portare un attacco o una difesa con autocontrollo. infine come completamento vi è il Ju kumite o combattimento libero, nel quale si affina la strategia e la tattica nel studiare l'avversario ed i suoi momenti di debolezza, in modo che le tecniche adottate risultino efficaci.        Il karate è fra le attività sportive che richiede maggiore dispendio energetico. Al pari di altre arti marziali è uno sport completo, infatti tutti i muscoli e le articolazioni del corpo vengono coinvolti durante l'esecuzione delle tecniche. E'importante che tutti i muscoli del corpo siano adeguatamente preparati, prima di cominciare la parte tecnica: gambe, braccia, addominali e dorsali devono essere tenuti in continuo esercizio. altrettanto importante è la mobilità articolare, soprattutto le articolazioni scapolo-omerali e coxo-femorali, che condizionano l'ampiezza di tutti i movimenti. Non esiste una metodologia di allenamento universale, gli esercizi dovranno essere adattati alle condizioni fisiche, agli obiettivi e all'età degli atleti: per i bambini si privilegia l'aspetto ludico, proponendo esercizi con funzione propedeutica alle tecniche vere e proprie; per gli agonisti il lavoro sarà finalizzato al potenziamento fisico e al miglioramento tecnico e tattico; infine gli amatori lavoreranno sulla tecnica, senza tralasciare il potenziamento fisico, che dovrà essere idoneo alle condizioni fisiche dei singoli.

I benefici del karate

Tutti i popoli del mondo hanno sviluppato, ad un certo punto della loro storia, una cultura del combattimento, ma nella loro mentalità i popoli dell'oriente non hanno dimenticato che l'addestramento al combattimento è una preziosa forma educativa sia fisica che morale. Il karate è prima un'arte marziale e poi uno sport, il che significa che i benefici del karate influiscono in modo globale su chi lo pratica, non solo da un punto di vista fisico.
Il termine giapponese "karate" viene tradotto letteralmente come "mano vuota" e proprio questo suo significato ci fa capire come si tratti di uno sport pensato per la difesa, piuttosto che per l'attacco, e basato sull'equilibrio e sul controllo, piuttosto che sulla tensione e sull'istintività.
Il karate oltre ad essere un metodo di autodifesa estremamente efficace, è una disciplina completa per lo sviluppo fisico e spirituale dell'individuo. L'acquisizione di autocontrollo e serenità, un corpo sano, sciolto e potente sono solo alcune delle caratteristiche di quest'arte marziale, la cui pratica è fondata su principi etici e morali di indubbio valore formativo.
Il karate è una disciplina che tutti possono praticare: uomini, donne e bambini, da disabili, da chi soffre di disturbi mentali o del comportamento o da chi ha problemi fisici, come scoliosi, vizi posturali ecc., adattando l'allenamento alle caratteristiche dei singoli partecipanti. Le sole doti necessarie sono: la buona volontà ed il desiderio di migliorare la conoscenza di se stessi.
Il "karate-do" o "sentiero del karate" conduce ad una conoscenza profonda ed al miglioramento di se stessi. La persona non è solo un corpo che compie movimenti e non è solo una mente che pensa o un cuore pieno di emozioni, ma è tutto questo insieme, un'unitarietà: corpo, mente e cuore sono in stretto contatto. Il  karate insegna che i movimenti del proprio corpo son strettamente legati a come si è, alla propria personalità. L'allenamento coinvolge tutta la persona e diventa un'occasione per entrare in diretto contatto con noi stessi, con i propri limiti e le proprie qualità, consentendo da un lato di migliorarsi e dall'altro di accertarsi per come si è.
Se si è predisposti per le arti marziali, la loro pratica ha numerosi benefici:
  • porta ad essere attivi ed in forma, ed è un'ottima disciplina che permette di sfogare le proprie energie in modo costruttivo;
  • sviluppa un carattere sano ed una disciplina, che insegna ad affrontare i sacrifici, resistere allo sforzo e a non lamentarsi. Si impara a controllare se stessi, ad osservare le proprie debolezze ed a superarle con la concentrazione, la forza di volontà e una tenacia sempre maggiori, senza mai arrendersi;
  • dona la capacità di sapersi rialzare dopo le cadute, rimettendosi a lavorare;
  • aiuta a controllare se stessi, a mettere a fuoco le proprie debolezze ed a migliorarsi, superando i propri limiti e aumentando la fiducia in se stessi;
  • grazie al contatto con persone più forti e più deboli, si svilupperanno sentimenti quali l'umiltà e il rispetto di noi stessi;
  • dal punto di vista fisico , aiuta a migliorare una serie di qualità come agilità, flessibilità, riflessi, equilibrio, capacità di coordinazione e motorie;
  • contribuisce ad irrobustire la struttura ossea, articolare e muscolare, infatti usando indistintamente i 4 arti e un'infinita varietà di posture e schemi motori, risulta una delle pratiche più complete;
  • insegna la respirazione diaframmatica, sviluppa un'eccezionale prontezza di reazione e un grado elevato di attenzione;
  • inoltre ha un impatto nella vita sociale di un individuo, perché gli allenamenti sono collettivi e creano un senso di solidarietà e di sana competizione.
Proprio a causa delle tecniche che si insegnano nel karate, ognuno ha una grande responsabilità nei confronti del proprio partner sportivo e nei confronti della società. Secondo la filosofia del karate, tutti coloro che sono veramente forti non hanno bisogno di dimostrarlo nelle risse o con un comportamento aggressivo sia nel "Dojo" che nella vita privata. Il karateka ha un suo stile di vita, il "Dojokun" e delle regole da seguire.
Non ci sono scorciatoie né premi: il lavoro da fare è tanto e il risultato è una crescita personale che prescinde da medaglie e riconoscimenti esterni.
I tanti aspetti positivi rendono questa disciplina ideale e consigliata ad ogni età, sia per uno sviluppo fisico e motorio, che da un punto di vista sociale e interpersonale.
Il fine ultimo del karate è vincere senza combattere. 
Seikichi Toguchi, un famoso Maestro, scrisse: "L'essenza del karate è la capacità di sorridere in ogni occasione. Anche nei momenti più difficili. Se non riesci a sorridere non puoi combattere, saresti rigido e potresti facilmente venire sconfitto .... ma se riesci a sorridere che bisogno hai di combattere?".

Le cinture nel karate

In quasi tutte le arti marziali, è uso allenarsi indossando un abito adeguato, chiamato "gi" (si pronuncia ghi); nel karate si usa il karate-gi o kimono, composto da pantaloni lunghi (zubon) e casacca (uwagi), solitamente bianchi. La casacca si chiude in vita con una cintura colorata, il cui colore designa il grado raggiunto dal praticante. 
Fu il Maestro Gichin Funakoshi ad adottare per primo quest'abito, infatti, in occasione della sua dimostrazione a Tokyo, lui ed un suo allievo indossarono un karate-gi fatto da Funakoshi stesso la notte precedente, ispirandosi al modello del judo-gi ed utilizzando però un atela più leggera e comoda. il colore bianco è quello naturale del cotone non tinto, essendo un abito semplice ed umile.
Ormai le cinture colorate, e soprattutto quella nera, sono un simbolo universalmente riconosciuto in tutto il mondo, che identificano il karateca. 
La cintura nel karate è un riferimento che indica l'abilità, attestata dal superamento di appositi esami, nella pratica della disciplina di chi la indossa.
Il nome giapponese per cintura è "Obi" e poteva essere di corda di cotone e chi poteva permetterselo, anche di seta. Le prime cinture furono in cotone larga circa 3,5 cm e lunga 220 cm tali da permettere due giri e tenere chiuso il kimono. Solo nel 1907 fu introdotta la prima cintura rigida in cotone, simile a quella che conosciamo oggi.
In origine la cintura era solo bianca. Con il passare del tempo, a furia di utilizzarla, essa si sporcava e di conseguenza si anneriva. Perciò più una cintura era nera, ovvero sporca, più significava che veniva indossata da molto tempo; ciò significava che uno con la cintura nera praticava il karate da molto e quindi era bravo, mentre uno con la cintura bianca era solo agli inizi. 
Per una certa corrente di pensiero la cintura non va mai lavata, perchè l'acqua la pulirebbe dal sudore versato sul tatami e conseguentemente dall'esperienza maturata come karateca. Da qui ha avuto origine la colorazione delle cinture bianca e nera e in seguito tutte le colorazioni intermedie in ordine cromatico. 
Nel 1924 Gichin Funakoshi usò il sistema dei dan ed indicò i gradi con un set limitato di colori di cintura, pratica adottata anche dagli altri Maestri di Okinawa. in tale sistema kyu/dan i gradi per principianti cominciano con un kyu numerato in maniera crescente ed avanza in maniera decrescente fino al kyu di numero più basso ( dal 9 kyu al 1 1 kyu), mentre il dan inizia col 1 dan, sino a giungere ai dan di grado più elevati
Il primo grado intermedio tra la bianca e la nera fu la cintura verde. I colori sono di recente invenzione: negli anni 20' in Francia fu sperimentato un sistema di classificazione, utilizzando colori differenti, poi diffuso in tutti i club europei, ma solo negli anni 50' si sono moltiplicati ed ecco spuntare i colori che conosciamo. 
Il colore delle cinture non è scelto a caso, ma esprime, metaforicamente, una crescita interna, tra il sè , gli altri e l'universo. I vari colori devono servire ad ogni praticante ad indicare il proprio grado di maturazione, il livello di preparazione dell'atleta. Si parte con la cintura bianca per poi passare alla gialla, arancione, verde, blu, marrone e nera. vi sono poi sette gradi di cintura nera o dan. il passaggio da una cintura all'altra è subordinato al superamento di un esame di idoneità, durante il quale si deve dar prova delle conoscenze e delle abilità apprese. In casi eccezionali la cintura di grado superiore può essere acquisita per meriti sportivi.
  • il BIANCO è la purezza, l'inizio;
  • il GIALLO è il colore del seme che sta per germogliare, del praticante che si appresta a nascere e a crescere rigoglioso, e rappresenta la speranza;
  • l' ARANCIO è il colore del fuoco, dell'aggressività che deve essere temprata, e rappresenta la dinamicità e il continuo evolvere e mutare,
  • il VERDE è la crescita della pianta;
  • il BLU è il cielo verso il quale si dirige la crescita, il cielo è infinito, quindi rappresenta il non avere limiti;
  • il MARRONE è della terra, alla quale dobbiamo sempre rimanere attaccati, la pianta affonda le radici, che ricordano il passato, ciò che si è fatto, ciò che si è appreso, alzando la testa verso il cielo con arroganza, rappresenta l'umiltà (infatti si dice "rimanere con i piedi per terra");
  • il NERO è il colore delle tenebre, dei turbamenti, delle distrazioni che dovremo sempre respingere nel nostro cammino, ma è anche la somma di tutti i colori precedenti, non un livello successivo, ma comprensivo di tutti i livelli precedenti.
Alcune scuole introducono la cintura viola tra la blu e la marrone.
Esistono poi le cinture bicolori, a strisce, o divise in due, utilizzate per incrementare i livelli intermedi tra i colori classici. bianco-gialla; verde-blu; ecc.
Questa scala cromatica si spiega  con il fatto che gli studenti delle prime scuole, probabilmente tingevano ripetutamente la stessa cintura di vari colori man mano che progredivano nella gerarchia. Quindi è ovvio che è possibile tingere senza difficoltà una cintura gialla per renderla verde e non viceversa.
Dopo la cintura nera o kuru Obi ci sono ancora la cintura metà bianca e metà rossa, che identifica i gradi del 6° e del 7°dan e la cintura rossa per l'8° dan.

lunedì 22 luglio 2019

Regole per annodare la cintura

Ogni karateka sa bene quanto siano importanti l'ordine e la disciplina,  che dovrà dimostrare sia nella disciplina che nella cura del suo abito di allenamento, il karategi di cotone bianco, composto da una giacca o uwagi, un pantalone o zubon e una cintura, obi, annodata in modo particolare. Si dice che, il karategi deve essere bianco come il fiore del ciliegio, simbolo dei samurai e quindi sinonimo di forza, purezza d'animo e coraggio.
Una cosa che ogni karateka dovrà essere in grado di fare è il nodo alla propria cintura, imparare il metodo con cui allacciare correttamente la cintura. E' un gesto molto importante, perché non si tratta solo di "fare il nodo alla cintura", di un atto rituale, ma ma serve ad imparare a prestare attenzione ai piccoli dettagli ed a far nascere la consapevolezza del rispetto dell'altro e della gerarchia sociale che si crea tra gli allievi di diverso livello di pratica.
La cintura fu introdotta per tenere chiuso il kimono ed impedire alla giacca di aprirsi durante il combattimento. da allora la cintura ha assunto diverse funzioni: durante il combattimento serve ad indicare all'avversario il punto esatto del baricentro ed aiuta nell'apprendimento delle tecniche di respirazione.
Il punto esatto in cui posizionare la fascia corrisponde al baricentro del corpo, quindi prima di fare il nodo, il karateka dovrà sovrapporre il centro esatto della cintura più o meno all'altezza dell'ombelico.





Annodare un obi è un esercizio di pazienza:
- si avvolge la cintura intorno alla vita, il punto centrale è posto sotto l'ombelico, il nostro centro di energia;
- dietro la schiena la cintura viene incrociata e i due lembi tornano frontali, dopo aver avvolto la schiena; questo atto ricorda di essere preparati per coloro che potrebbero attaccare alle spalle;
ora si incrociano le due parti formando una X, ricordandoci che ciò che accade dietro la schiena, può avvenire anche di fronte;
- ora portare un'estremità sotto la cintura e l'altra verso il basso, per ricordare al karateka le due direzioni in cui la nostra mente può viaggiare e l'importanza di cercare un miglioramento continuo, bilanciando le forze tra cielo e terra,
- infine legando bene il nodo ricordiamo di stringere con forza la nostra determinazione e di fortificare il nostro spirito, manifestando in ogni pratica i valori che definiscono un karateka
- i due lembi scendono in modo uniforme da entrambi i lati, cercando che uno non sia più lungo dell'altro ad indicare l'equilibrio fisico e spirituale, ma anche a ricordare che l'eccellenza può essere raggiunta solo quando l'allenamento fisico è equilibrato con la preparazione spirituale: mente-tecnica-corpo.