martedì 23 luglio 2019

Le cinture nel karate

In quasi tutte le arti marziali, è uso allenarsi indossando un abito adeguato, chiamato "gi" (si pronuncia ghi); nel karate si usa il karate-gi o kimono, composto da pantaloni lunghi (zubon) e casacca (uwagi), solitamente bianchi. La casacca si chiude in vita con una cintura colorata, il cui colore designa il grado raggiunto dal praticante. 
Fu il Maestro Gichin Funakoshi ad adottare per primo quest'abito, infatti, in occasione della sua dimostrazione a Tokyo, lui ed un suo allievo indossarono un karate-gi fatto da Funakoshi stesso la notte precedente, ispirandosi al modello del judo-gi ed utilizzando però un atela più leggera e comoda. il colore bianco è quello naturale del cotone non tinto, essendo un abito semplice ed umile.
Ormai le cinture colorate, e soprattutto quella nera, sono un simbolo universalmente riconosciuto in tutto il mondo, che identificano il karateca. 
La cintura nel karate è un riferimento che indica l'abilità, attestata dal superamento di appositi esami, nella pratica della disciplina di chi la indossa.
Il nome giapponese per cintura è "Obi" e poteva essere di corda di cotone e chi poteva permetterselo, anche di seta. Le prime cinture furono in cotone larga circa 3,5 cm e lunga 220 cm tali da permettere due giri e tenere chiuso il kimono. Solo nel 1907 fu introdotta la prima cintura rigida in cotone, simile a quella che conosciamo oggi.
In origine la cintura era solo bianca. Con il passare del tempo, a furia di utilizzarla, essa si sporcava e di conseguenza si anneriva. Perciò più una cintura era nera, ovvero sporca, più significava che veniva indossata da molto tempo; ciò significava che uno con la cintura nera praticava il karate da molto e quindi era bravo, mentre uno con la cintura bianca era solo agli inizi. 
Per una certa corrente di pensiero la cintura non va mai lavata, perchè l'acqua la pulirebbe dal sudore versato sul tatami e conseguentemente dall'esperienza maturata come karateca. Da qui ha avuto origine la colorazione delle cinture bianca e nera e in seguito tutte le colorazioni intermedie in ordine cromatico. 
Nel 1924 Gichin Funakoshi usò il sistema dei dan ed indicò i gradi con un set limitato di colori di cintura, pratica adottata anche dagli altri Maestri di Okinawa. in tale sistema kyu/dan i gradi per principianti cominciano con un kyu numerato in maniera crescente ed avanza in maniera decrescente fino al kyu di numero più basso ( dal 9 kyu al 1 1 kyu), mentre il dan inizia col 1 dan, sino a giungere ai dan di grado più elevati
Il primo grado intermedio tra la bianca e la nera fu la cintura verde. I colori sono di recente invenzione: negli anni 20' in Francia fu sperimentato un sistema di classificazione, utilizzando colori differenti, poi diffuso in tutti i club europei, ma solo negli anni 50' si sono moltiplicati ed ecco spuntare i colori che conosciamo. 
Il colore delle cinture non è scelto a caso, ma esprime, metaforicamente, una crescita interna, tra il sè , gli altri e l'universo. I vari colori devono servire ad ogni praticante ad indicare il proprio grado di maturazione, il livello di preparazione dell'atleta. Si parte con la cintura bianca per poi passare alla gialla, arancione, verde, blu, marrone e nera. vi sono poi sette gradi di cintura nera o dan. il passaggio da una cintura all'altra è subordinato al superamento di un esame di idoneità, durante il quale si deve dar prova delle conoscenze e delle abilità apprese. In casi eccezionali la cintura di grado superiore può essere acquisita per meriti sportivi.
  • il BIANCO è la purezza, l'inizio;
  • il GIALLO è il colore del seme che sta per germogliare, del praticante che si appresta a nascere e a crescere rigoglioso, e rappresenta la speranza;
  • l' ARANCIO è il colore del fuoco, dell'aggressività che deve essere temprata, e rappresenta la dinamicità e il continuo evolvere e mutare,
  • il VERDE è la crescita della pianta;
  • il BLU è il cielo verso il quale si dirige la crescita, il cielo è infinito, quindi rappresenta il non avere limiti;
  • il MARRONE è della terra, alla quale dobbiamo sempre rimanere attaccati, la pianta affonda le radici, che ricordano il passato, ciò che si è fatto, ciò che si è appreso, alzando la testa verso il cielo con arroganza, rappresenta l'umiltà (infatti si dice "rimanere con i piedi per terra");
  • il NERO è il colore delle tenebre, dei turbamenti, delle distrazioni che dovremo sempre respingere nel nostro cammino, ma è anche la somma di tutti i colori precedenti, non un livello successivo, ma comprensivo di tutti i livelli precedenti.
Alcune scuole introducono la cintura viola tra la blu e la marrone.
Esistono poi le cinture bicolori, a strisce, o divise in due, utilizzate per incrementare i livelli intermedi tra i colori classici. bianco-gialla; verde-blu; ecc.
Questa scala cromatica si spiega  con il fatto che gli studenti delle prime scuole, probabilmente tingevano ripetutamente la stessa cintura di vari colori man mano che progredivano nella gerarchia. Quindi è ovvio che è possibile tingere senza difficoltà una cintura gialla per renderla verde e non viceversa.
Dopo la cintura nera o kuru Obi ci sono ancora la cintura metà bianca e metà rossa, che identifica i gradi del 6° e del 7°dan e la cintura rossa per l'8° dan.

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