Il karate è tra le più efficaci ed antiche arti marziali di difesa. Oggi in tutto il mondo, ha assunto grande popolarità come sport agonistico, che mette in risalto sia la disciplina mentale sia la forza fisica. Quella che nacque come arte marziale, è sopravvissuta e si è trasformata fino a diventare non soltanto un efficacissimo mezzo di difesa personale senza armi, ma anche uno sport entusiasmante. Sebbene sia nata come arte marziale che insegna il combattimento e l'autodifesa, il Karate si è tramutato nel tempo in una filosofia di vita, in un impegno costante nella ricerca del proprio equilibrio, in un insegnamento a "combattere senza combattere", per diventare forti, modellando il carattere, guadagnando in consapevolezza, acquisendo il gusto della vita, la capacità di sorridere e quella di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Il praticante di karate dovrebbe allenare la propria mente affinché sia sgombra, vuota da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione; dovrebbe aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che provoca preoccupazioni, non solo durante la pratica marziale, ma anche nella vita. Si può quindi riassumere che il karate è un'arte; una disciplina che si applica a mani nude, di origine giapponese e che rafforza il corpo e lo spirito. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno - sostengono i suoi estimatori - l'uomo saprà di essere libero e l’allievo potrà essere veramente libero e realizzato. Ciò vuol dire che il praticante di karate dovrebbe allenare la propria mente affinché sia sgombra da pensieri di orgoglio, paura desiderio di sopraffazione e da tutto ciò che provoca preoccupazioni non solo durante la pratica marziale, ma anche nella vita.
Attualmente viene praticato sia in versione sportiva con finalità competitive, tipiche dell’agonismo, sia come arte per la difesa personale.
Descrivere in modo dettagliato l'evoluzione del karate risulta difficile per la mancanza di fonti storiografiche certe, infatti si possono solo formulare ipotesi riguardo alla nascita e alla diffusione iniziale di quest'arte marziale, utilizzando rare fonti costituite perlopiù da racconti e leggende trasmessi oralmente.
Il karate è un arte marziale, cioè una tecnica di combattimento, nata nelle isole Okinawa e che prevede la difesa a mani nude, senza l'ausilio di armi, infatti la parola karate vuol dire "mano vuota". Questa antica disciplina è nata come difesa delle persone ed anche oggi conserva le caratteristiche di sport per difesa personale. Nel passato, erano solamente gli uomini a studiarlo e praticarlo, ma con i secoli, anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina.
Secondo le più accreditate credenze popolari, la nascita del karate è legata alla proibizione dell'uso delle armi nell'arcipelago delle isole. Per mantenere la pace e prevenire rivolte, intorno al 1500 gli invasori cinesi vietarono il possesso di armi alla gente comune, compresi gli utensili di uso quotidiano come bastoni e falcetti, che dovevano essere raccolti e chiusi nei magazzini durante la notte, così gli abitanti si dedicarono in segreto allo studio di una forma di autodifesa da usare contro gli invasori. Il divieto, infatti, non condusse all'estinzione delle arti marziali, ma anzi li spinse ad evolversi in segreto: lo studio delle armi fu sostituito dallo studio degli attrezzi agricoli usati come armi: falci, kunai, coltelli ed il famoso nunchaku, che serviva per battere il riso. L'isola di Okinawa divenne un grande laboratorio dove i diversi stili di combattimento autoctoni, basati su lotta, colpi rudimentali e leve, si svilupparono grazie all'influenza di uno stile di kung Fu cinese e al baihequan, una sorta di pugilato usato dai monaci. Questa scuola si evolse focalizzando tutta la forza in singoli colpi atti a sconfiggere avversari in armatura. Per difendersi dal conquistatore, gli isolani si allenavano clandestinamente divisi in piccoli gruppi per perfezionare le tecniche di combattimento, il che contribuì a differenziare gli stili anche all'interno dell'isola. Quest'arte era praticata esclusivamente dai nobili, che la tramandavano di generazione in generazione, da padre in figlio e quindi era conosciuta da una ristretta cerchia di praticanti. L’atto di vietare l’uso delle armi, spinse l’arte marziale di Okinawa a svilupparsi per lungo tempo in segreto, nel timore di essere perseguitati per la pratica di questi metodi di combattimento, che per lungo tempo rimasero privilegio dei nobili, e proprio questa segretezza è la causa della scarsità d’informazioni su queste antiche forme. Il divieto all'uso delle armi continuò anche nel XVII secolo quando l'isola fu conquistata da un signore feudale giapponese.
Non abbiamo notizie certe sulle forme di combattimento autoctone, prima dell' introduzione di tali tecniche.
Tra il XVII ed il XVIII secolo, l' improvviso impoverimento delle classi alte ed il conseguente appiattimento sociale fecero sì che gli esponenti di quest'ultime iniziassero a dedicarsi al commercio o all’artigianato. Le classi nobili si impoverirono e diventarono contadini, così l' “arte segreta” iniziò a penetrare anche al di fuori della casta dei nobili.
Altre credenze collegano le arti marziali alla religione. La tradizione vuole che i monaci buddisti praticassero un allenamento fisico che consentisse loro di sopportare lunghi periodi di meditazione ed immobilità, e che avesse anche finalità di difesa, visto che erano spesso vittime di ruberie ed aggressioni.
Nacquero allora numerose interpretazioni del cosiddetto Okinawa- Te o Te-Do, che presero il nome dai villaggi in cui si svilupparono.
Nel corso del XIX secolo Okinawa fu assimilata alla cultura giapponese ed il significato delle tecniche di combattimento a mano nuda si modificò: fu riconosciuto il valore educativo dell'okinawa-te e si prese la decisione di insegnarlo nelle scuole e nelle università locali. Incominciò la formalizzazione delle tecniche e vennero formati quegli adepti che avrebbero trasmesso la loro arte fuori dell'isola. A partire dal 1750, grazie all’opera del Maestro Sakugawa, l’insegnamento del karate divenne più razionale e codificato, e nacque, così, il karate tradizionale, il cui scopo è la ricerca di uno stato mentale adatto allo sviluppo delle proprie capacità psicofisiche, attraverso un allenamento appropriato. Fu Sokon Matsumura, suo successore, il primo Maestro a strutturare il karate in maniera organica, mentre il suo allievo Anko Itosu ebbe il merito di introdurre il karate nell'educazione scolastica, compiendo una svolta epocale per la diffusione del karate. Il karate come lo conosciamo oggi, prese forma solo all'alba del ventesimo secolo, proprio sotto la guida di Itosu Anko, che facendo uscire l'antica arte di Okinawa dalle porte chiuse della "segretezza", riuscì a rendere di pubblico dominio un'interpretazione semplificata del karate: da un tipo di insegnamento individualizzato si passò ad una formazione di gruppo. Egli prese ispirazione dai metodi di formazione dei soldati, in cui un solo insegnante istruiva numerosi allievi impartendo un comando per ogni gesto da eseguire.
In seguito il Maestro Funakoshi, fondatore dello stile Shotokan, che basa l’efficacia delle tecniche su spostamenti agili ed attacchi penetranti, insegnò che il karate è una “disciplina interiore”, capace di condizionare tutti gli aspetti della vita dei praticanti. Dopo le sue prestigiose esibizioni a Tokyo nel 1922, il karate, venne riconosciuto anche al di fuori dell’isola di Okinawa e da allora si è diffuso in gran parte del mondo.
Gichin Funakoshi, il padre del karate moderno, morì il 26 aprile del 1957 all’età di 89 anni. Sulla sua pietra tombale nera, a forma di croce, si leggono le parole “Karate ni sente nashi” (Il Karate non conosce primo attacco).
Alcuni anni dopo Funakoshi, altri Maestri di karate elaborarono stili differenti nelle varie regioni in cui si stabilirono. Nel corso del XX secolo il karate superò i confini giapponesi per giungere in Europa occidentale e in America e proseguire il suo sviluppo fino ad arrivare ai nostri giorni. Durante gli anni precedenti e successivi alla seconda guerra mondiale, in particolare, gli occidentali vennero a contatto e si interessarono al Karate e alle altre arti marziali giapponesi. Dopo il bombardamento di Tokyo e lo scoppio delle due guerre bombe atomiche, la arti marziali attraversarono un periodo di crisi, infatti il Governo americano ne proibì la pratica. Nel 1952, il Comando Strategico dell'Aviazione Militare degli USA, inviò in Giappone un gruppo di giovani ufficiali e sottoufficiali per studiare il Judo, l'Aikido ed karate, allo scopo di formare istruttori di educazione fisica. Da allora iniziarono ad arrivare i primi gruppi di praticanti, prima militari ed in seguito semplici cittadini, sia dell'America che dall'Europa. Nel 1957 si tenne il primo Campionato del Giappone di karate ed allora i dirigenti della Japan karate Association, il cui sogno era la diffusione del karate oltre i confini nipponici, decisero di inviare nel mondo i loro migliori tecnici: molti maestri giapponesi e cinesi si trasferirono in Europa, soprattutto in Francia e in America, dove insegnarono la loro disciplina, diffondendola rapidamente in tutto il mondo occidentale. Nel 1964 nacque la prima Federazione mondiale di karate, il cui intento era quello di riunire i maggiori stili di karate e di avere un controllo legale sulle singole organizzazioni, garantendo la certificazione dei sistemi di istruzione e delle attività competitive. Da allora l'evoluzione del karate non ha avuto limiti ed il karate si è diviso in due filoni: quello sportivo, con finalità agonistici, e quello tradizionale, che ha cercato di mantenere un legame solido con la tradizione.
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