sabato 27 luglio 2019

I più forti atleti di arti marziali di sempre

Ecco un elenco dei più grandi atleti di arti marziali di tutti i tempi, dei campioni che hanno dominato le scene mondiali di Karate, Judo, Kung-Fu e tutte le altri specialità marziali, dei più forti e indimenticabili campioni che hanno vinto più di tutti.                           

Bruce Lee (Jeet Kune Do)

Bruce Jun Fan Lee (San Francisco, 27 novembre 1940 – Hong Kong, 20 luglio 1973) è stato un attore, artista marziale, filosofo, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico cinese con passaporto statunitense. Lee è ampiamente considerato uno dei più influenti artisti marziali di tutti i tempi, nonché l’attore più ricordato per la presentazione delle arti marziali cinesi al mondo. I suoi film, prodotti a Hong Kong e ad Hollywood, elevarono ad un nuovo livello di popolarità e gradimento le pellicole di arti marziali e l’interesse per questo tipo di discipline in Occidente. La direzione ed il tono delle sue opere influenzarono profondamente i film di arti marziali di Hong Kong che, fino ad allora, avevano mostrato più un senso teatrale che realistico delle scene. L’arte marziale da lui sintetizzata è chiamata Jeet Kune Do.




Chang Tung Sheng (Shuai Jiao)


Chang Tung Sheng (1908-1986) è stato un campione di arte marziale. E' stato uno dei più noti praticanti e insegnanti di wrestling cinese (anche noto come Shuai Jiao).




Chuck Norris (Taekwondo/Karate)


Carlos Ray “Chuck” Norris (Ryan, 10 marzo 1940) è un attore, artista marziale, produttore cinematografico e scrittore statunitense. Si arruola nell’Aviazione Militare Statunitense che lo porta in Corea; qui ha i primi contatti con le arti marziali e si specializza nell’arte autoctona del Tangsudo. Tornato in California nel 1962, si dedica all’insegnamento delle arti marziali, aprendo diverse scuole e diventando atleta agonista. Vince per 7 anni consecutivi, dal 1968 al 1974, il titolo di campione del mondo di karate e nel 1968 viene inserito nella Hall of Fame riservata alle cinture nere per il conseguimento nell’anno 1996 dell’ottavo Dan nel Taekwondo stile WTF . Nel 1975 viene nominato Istruttore dell’anno, mentre nel 1977 diventa “Uomo dell’anno”. Norris creò l’arte marziale Chun Kuk Do, che era basata sul tangsudo e includeva altre cose da ogni stile di combattimento che conosceva. Come molte altre arti marziali il Chun Kuk Do comprende un codice d’onore e delle regole di vita. Il riconoscimento più importante lo riceve però nel 1997 quando viene nominato gran maestro cintura nera di ottavo grado (dan) di taekwondo. Questa rappresenta una delle onorificenze più importanti in questa arte marziale, e Chuck Norris è stato il primo occidentale ad ottenerla.




Cung Lê (Sanda, Strikeforce)


Cung Lê (Saigon, 25 maggio 1972) è un ex lottatore di arti marziali miste, ex lottatore di sanda e attore vietnamita naturalizzato statunitense. Nelle MMA è stato campione dei pesi medi in Strikeforce, e a fine carriera ha combattuto quattro incontri nella prestigiosa UFC vincendone la metà; è noto per la sua tecnica tanto spettacolare quanto efficace nei calci. È stato campione mondiale imbattuto dei pesi mediomassimi IKF di sanda. È un attore specializzato nei film di arti marziali, ed ha preso parte al cast di film di rilievo internazionale come Tekken.



Fedor Emel’janenko (Arti marziali miste/Sambo/Judo)


Fëdor Vladimirovič Emel’janenko (Rubižne, 28 settembre 1976) è un lottatore di arti marziali miste e di sambo russo. Una ricorrente traslitterazione del nome è Fedor Emelianenko. È rimasto imbattuto per un’intera decade e, per ben quattro anni consecutivi, campione indiscusso dei pesi massimi nell’organizzazione giapponese Pride, al tempo considerata la migliore federazione di arti marziali miste al mondo; è stato anche il vincitore del torneo Pride Heavyweight World Grand Prix nel 2004. Nel suo palmarès può vantare anche la vittoria dei tornei openweight e absolute class RINGS, entrambi nel 2001, nonché il titolo dei pesi massimi WAMMA, conquistato e difeso tra il 2008 e il 2009. Molte testate ed esperti del settore lo considerano non solo il miglior lottatore dei pesi massimi di arti marziali miste di sempre ma anche il migliore in assoluto, tant’è che è stato premiato come miglior lottatore di tutti i tempi dagli esperti del programma televisivo statunitense Inside MMA. Si è ritirato il 21 giugno 2012, all’età di trentacinque anni, mettendo fine ad una carriera che durava da dodici, con un record personale di trentaquattro vittorie e quattro sconfitte. Prima di praticare MMA è stato uno degli atleti di combat sambo di maggior successo avendo vinto ben quattro mondiali, un europeo e sei campionati nazionali tra il 1999 e il 2012 nella categoria sopra i 100 kg; nel 1998 e 1999 ha vinto anche due medaglie di bronzo ai campionati nazionali di Judo.



Hirokazu Kanazawa (Karate)


Hirokazu Kanazawa (3 maggio 1931) è un karateka e maestro di karate giapponese. È considerato uno dei più grandi maestri di karate mai esistiti. La carriera marziale di Kanazawa inizia con il Judo mentre frequenta la Nippon University. Kanazawa divenne ben presto l’allievo prediletto dello scomparso Maestro Shotokan, Masatoshi Nakayama (10th Dan), ed è uno dei pochi privilegiati (tuttora in vita) ad essersi allenato anche con Gichin Funakoshi, considerato il Maestro fondatore del Karate moderno. Nel 1957 partecipò per la prima volta al torneo All Japan Karate Championships. In quell’occasione Kanazawa aveva un polso rotto riuscì a vincere tutti gli incontri. Da allora vinse il torneo per altre due volte consecutive. Attualmente Kanazawa è il presidente e l’istruttore capo della più grande organizzazione di Karate Shotokan del mondo, la Shotokan Karate-do International Federation. Nell’aprile del 2000 è stato promosso al grado di 10º Dan.



Jean-Claude Van Damme


Jean-Claude Van Damme, pseudonimo di Jean-Claude Camille François Van Varenberg (Berchem-Sainte-Agathe, 18 ottobre 1960), è un attore, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, culturista e artista marziale belga.
Dopo aver studiato intensamente le arti marziali sin dall’età di dieci anni, appassionato da Bruce Lee e Yip Man, Van Damme ottenne il successo in patria come artista marziale e culturista, guadagnandosi il titolo di “Mr. Belgium Junior-Overall Winner 1978-1979” nella seconda disciplina. Emigrò negli Stati Uniti nel 1982 per intraprendere la carriera di attore ottenendo il successo con "Senza esclusione di colpi" (1988), basato sulla vera storia di Frank Dux. Noto volto del cinema d’azione statunitense, ottenne diversi successi al botteghino; il suo film più riuscito in termini economici, "Timecop" (1994), ebbe un incasso internazionale di oltre cento milioni di dollari.




Joe Lewis (Kickboxing, Point Karate)


Joe Lewis (Knightdale, 7 marzo 1944 – 31 agosto 2012) è stato un artista marziale statunitense.
Lottatore di kickboxing e di Point Karate, ha dominato il ring negli anni sessanta e settanta. Per due volte consecutive è stato votato come “il più grande combattente di karate” e ha conseguito i titoli di: “Campione dei Pesi Massimi di Kickboxing degli Stati Uniti”, “Campione del Mondo di Karate” nei Pesi Massimi e “Campione Nazionale Cinture Nere di Kata degli Stati Uniti.”



Masahiko Kimura (Judo)


Masahiko Kimura è stato un judoka giapponese, ritenuto uno dei più grandi di tutti i tempi. Kimura nasce a Kumamoto il 10 settembre 1917. Inizia a praticare judo all’età di dieci anni. Riceve il quarto dan a sedici anni ed il quinto a diciotto, diventando così il più giovane godan di sempre. Nel 1937, a venti anni, vince per la prima volta gli All-Japan Championships sconfiggendo Nakashima. Nei tredici anni successivi rimarrà imbattuto. Nel 1950 lascia il judo sportivo e diventa un judoka e wrestler professionale. In seguito a questa decisione incontra il lottatore professionista Rikidōzan. Secondo Kimura, il match avrebbe dovuto terminare con il risultato concordato di pareggio e che vi sarebbe stata una serie di re-match. Contrariamente agli accordi però, Rikidōzan colpì ripetutamente Kimura fino al KO. Nel 2004 un film coreano ha ripercorso l’evento. Nel 1951 incontra Hélio Gracie, all’epoca il maggior esponente della scuola brasiliana di ju jitsu, in un match che avrebbe avuto termine solo con una sottomissione (strangolamento o leva articolare) dell’avversario. Gracie riuscì a resistere per 13 minuti, ma dovette comunque alla fine soccombere. Il suo grado nel judo fu sospeso dal Kodokan dopo il suo passaggio al pro-wrestling, dopo essersi rifiutato di riconsegnare il vessillo degli All Japan Judo Championship e dopo aver rilasciato dan in Brasile.



Masutatsu Ōyama (Full Contact Karate)


Masutatsu Ōyama (Gimje, 27 luglio 1923 – Tokyo, 26 aprile 1994) è stato un karateka e scrittore giapponese. Conosciuto come Mas Oyama e fondatore del Kyokushinkai, probabilmente il primo ed il più influente stile del full contact karate. Nato come Choi Yeong-eui, preferiva essere chiamato Choi Bae-dal per indicare la sua etnia coreana. Un Zainichi Korean, ha vissuto gran parte della sua vita in Giappone e successivamente è diventato cittadino giapponese. Nel 1953, Oyama aprì a Tokyo un suo dojo di karate chiamandolo “Oyama Dojo” continuando comunque a viaggiare per il Giappone e per il mondo, dando dimostrazioni, inclusi i famosi combattimenti nei quali metteva K.O dei tori con le proprie mani per un totale di 52 di cui 3 uccidendoli, ed altre in cui frantumava 30 tegole con un colpo solo. L'”Oyama” sviluppò la reputazione di essere uno stile duro, difficile, intenso nel quale si colpiva forte e finalmente, in una cerimonia del 1957, fu nominato “kyokushin”. Nel corso degli anni sviluppò la fama di essere un maestro anche troppo rude in quanto spesso feriva i propri studenti durante le sessioni di allenamento. Come crebbe la reputazione del dojo molti allievi furono attirati ad iscriversi sia dal Giappone che da altre parti ed il numero degli allievi crebbe notevolmente.




Micheal Milon (Karate)

Michaël Milon (Tours, 3 marzo 1972 – Parigi, 13 marzo 2002) è stato un karateka e maestro di karate francese. È considerato uno dei più famosi karateka europei della fine degli anni novanta. All’età di 8 anni comincia ad allenarsi nella disciplina marziale del Karate Shotokan. Nel 1986, a soli 14 anni vince il campionato francese di Karate. La sua dedizione agli insegnamenti marziali non si esaurisce nelle competizioni: allenandosi duramente ogni giorno, Milon vive secondo la dottrina marziale che ama. Questa dedizione gli permette di divenire per ben tre volte campione mondiale di kata, la parte del Karate che prevede un’esecuzione solitaria di forme e tecniche, e campione europeo per ben 10 volte. Tuttavia, una carriera così promettente viene spezzata il 13 marzo 2002 quando, ad appena 30 anni, Milon muore a Parigi per un attacco di cuore in seguito ad un’overdose di cocaina.


Wong Shun Leung (Beimo)



Wong Shun Leung (黃淳樑; Hong Kong, 8 maggio 1935 – Hong Kong, 28 gennaio 1997) è stato un importante artista marziale cinese. Era un rispettato insegnante di Wing Chun, nonché allievo di Yip Man. Considerato da molti un eccellente combattente per via della sua abilità tecnica e rapidità di movimento , era famoso per essersi guadagnato il titolo di “King of Beimo”, che significa “re dei combattimenti-sfida”, ossia combattimenti senza regole e protezioni che all’epoca venivano organizzati in modo che ogni combattente potesse testare le proprie abilità e, in caso di vittoria, portare fama e onore al proprio clan di appartenenza. Wong è stato anche insegnante di Bruce Lee insieme a Yip Man, nonché suo “mentore”, in quanto fu il principale responsabile della sua formazione combattiva ai tempi di Hong Kong, introducendolo ai Beimo e aiutandolo a fonteggiare la paura in combattimento.




Steven Seagal (Aikido)

Steven Frederic Seagal (Lansing, 10 aprile 1952) è un attore, artista marziale, produttore cinematografico, imprenditore e musicista statunitense con cittadinanza russa. Fa parte del gruppo di attori (Bruce Lee, Chuck Norris, Sonny Chiba, Jean-Claude Van Damme, Jackie Chan), diventati famosi grazie alle loro abilità nel campo delle arti marziali. Cintura nera 7º Dan di Aikido, è stato il primo straniero ad aprire un dojo ad Osaka in Giappone. È conosciuto in tutta l’America Latina come La Tortuga, che significa “la tartaruga” in spagnolo, per il modo di combattere relativamente lento, ma molto efficiente. 

venerdì 26 luglio 2019

Il karate alle olimpiadi e i papabili azzurri


Dopo anni di delusioni per la WFK, la federazione mondiale karate che ha visto altre discipline come il judo, la lotta libera e il taekwondo imporsi nelle competizioni a cinque cerchi, è stato raggiunto un importante traguardo ed il karate è riuscito ad entrare nell'olimpo dei giochi e proprio in Giappone, patria in cui è nato, avrà la possibilità di mostrare la bellezza di quest'arte marziale a tutto il mondo.
Quando nel 1984 nelle sale cinematografiche di mezzo mondo sbarcò il primo capitolo della tetralogia di karate kid, nessuno avrebbe immaginato che la disciplina al centro della pellicola sarebbe sbarcata ai giochi olimpici. Eppure metaforicamente "Per vincere domani", "La storia continua, "La sfida finale" e "karate kid 4" possono essere considerati il prologo all'ingresso del karate nella famiglia a cinque cerchi. Il karate di Okinawa, l'arcipelago che ha dato i natali allo sport, non poteva mancare nell'Olimpiade del Sol Levante.
Il karate da agosto 2016 è sport olimpico e debutterà alle olimpiadi di Tokyo 2020, grazie alla proposta del presidente del CIO Thomas Bach. Complice il fatto che nel 2020 sarà il Giappone, patria di questo sport, ad ospitare la rassegna a cinque cerchi.
Nell'agenda a cinque cerchi confluiranno due specialità: il kumite, ossia il combattimento reale, e il kata, cioè il combattimento immaginario. Nel kumite i due rivali si sfideranno sul tatami uno di fronte all'altro, nel kata il singolo karateka si esibisce davanti alla giuria simulando la forme tipiche del combattimento: parate, schivate e attacchi di gambe. Le gare si svolgeranno tutte in due giorni nel Budokan della capitale nipponica, ma non saranno in tanti a godersi il sogno olimpico, visto che in ciascuna delle otto gare, tre categorie di peso per il kumite maschile e femminile, ed uno per il kata individuale per uomini e donne, gareggeranno solo 10 atleti. In ciascuna categoria ci saranno: un atleta giapponese e un karateka con wild card, mentre gli altri 8 saranno qualificati in base ad un ranking, che terrà conto dei campionati mondiali, dei tornei continentali e di alcune gare che permetteranno di guadagnare punti. Ottanta quindi i fortunati, che lotteranno nel prossimo biennio per poter cacare il tatami del Budokan, impianto simbolo della specialità nel cuore della capitale nipponica.
Se a Tokyo 2020 il karate farà il suo debutto a Cinque Cerchi per la prima Olimpiade della sua storia, sarà assente, però, nei giochi olimpici di Parigi del 2024, infatti nella proposta del Comitato Olimpico Francese per le Olimpiadi di Parigi 2024, sono stati riconfermati surf, arrampicata sportiva, skateboard e la danza sportiva attraverso la breakdance, ma non è presente il karate. A Tokyo, comunque, la disciplina avrà l'occasione di dimostrare il proprio valore, cercando il passaggio da sport olimpico "temporaneo" a sport olimpico "definitivo". La decisione spetta solo al CIO che nel 2021 si riunirà per decidere quali tra i 28 sport olimpici attuali dovranno restare ufficiali nel programma a Cinque Cerchi e quali, invece, potranno essere aggiunti in modo definitivo nel 2028.

I PROTAGONISTI AZZURRI DEL KARATE ALLE OLIMPIADI
La strada per Tokyo è ancora lunga e passa per alcuni importanti appuntamenti, come i mondiali di ottobre a Linz e quelli del 2017 che si terranno in Italia a Treviso. In Austria gli atleti azzurri hanno già mostrato grinta e talento, conquistando medaglie nei kata e nel kumite, dimostrando di avere tutte le capacità per ottenere i pass per Tokyo 2020. Successi italiani sono: il bronzo di Viviana Bottaro nel kata individuale ed il terzo posto insieme alle compagne di squadra Michela Pezzetti e Sara Battaglia in quello di gruppo; bronzo anche per gli uomini grazie a Luigi Busa nel kumite e un altro terzo posto nel kata di gruppo maschile conquistato da Alfredo Tocco, Mattia Busato e Alessandro Iodice, che fanno ben sperare per il futuro. 
Per i papabili azzurri il percorso di avvicinamento, è scattato con gli europei di Novi Sad, dove l'Italia ha calpestato il podio per 10 volte, conquistando due medaglie d'oro, tre d'argento e cinque di bronzo, che hanno piazzato l'Italia terza alle spalle di Spagna e Turchia. Sul gradino più alto sono salite le ragazze del kata Sara Battaglia, Michela Pezzetti e Terryana D'Onofrio, nonché Michele Martina, Già campione mondiale under 21 nel kumite. Titolo sfiorato per Angelo Crescenzo, per Viviana Bottaro nel kata e per le ragazze del kumite Sara Cardin, Laura Pasqua, Silvia Semeraro e Clio Ferracuti. Infine terza piazza per la squadra maschile di kata formata da Alessandro Iodice, Gianluca Gallo e Giuseppe Panagia, per Mattia Busato nel kataa individuale e per Luigi Busà, Sara Cardin e Silvia Semeraro nel kumite.
Rispetto alla precedente edizione della rassegna continentale, l'Italia ha acciuffato due podi in più. tra i medagliati i più rappresentativi sono Cardin, Busà, Bottaro e Busato, di recente confluiti nel club olimpico.
Nel censimento del 2017, all'anagrafe della Fijlkam i numeri dei club e degli atleti sono cresciuti, quindi l'effetto olimpico ha illuminato uno sport finora nell'ombra, ma dai numeri importanti e nel quale l'Italia è sempre stata tra le nazioni top. Nel Vecchio continente gli azzurri lottano per la supremazia contro la Spagna, la Turchia e la Francia. Nel mondo, Giappone, Cina e Iran sono i Paesi extraeuropei ai vertici.
A frenare lo sviluppo del karate sono stati i litigi interni, perché all'interno del karate non c'è stata unità di intenti a livello di stili e di organizzazioni. Sono proliferate tante sigle, ognuna col proprio regolamento e le proprie manifestazioni, fino a quando il CIO ha riconosciuto come unico interlocutore la WKF, World karate Federation. Da allora, con l'obiettivo olimpico, sono cominciate le spinte all'unificazione del karate, che oltre ad essere uno sport è una filosofia di vita. Pierluigi Aschieri, direttore tecnico federale delle squadri nazionali, scrive: "La mente usa il corpo per realizzare i propri scopi. Inoltre il karate è uno sport di combattimento molto sicuro, dove il numero di infortuni è limitato. Una volta la massima aspirazione era la cintura nera, oggi il sogno si chiama oro olimpico.

giovedì 25 luglio 2019

I venti concetti basilari del karate di Gichin Funakoshi

Ogni scuola di karate tradizionale sintetizza per i propri allievi i principi morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i fondamenti. Essi sono chiaramente enunciati nel Dojo kun.
Dojo kun (Do=via, jo=luogo) letteralmente significa "luogo dove si studia e si segue la via.


I venti punti fondamentali dello spirito del karate insegnati dal maestro Gichin Funakoshi sono:
  1. il karate comincia e finisce col saluto
  2. il karate è mai attaccare per primo
  3. il karate è rettitudine, riconoscenza, perseguire la via della giustizia
  4. il karate è prima di tutto capire se stessi e poi gli altri
  5. nel karate lo spirito viene prima: la tecnica è il fine ultimo
  6. il karate è lealtà e spontaneità;sii sempre pronto a liberare la tua mente
  7. il karate insegna che le avversità ci colpiscono quando si rinuncia
  8. il karate non si vive solo nel Dojo
  9. il karate è per la vita
  10. lo spirito del karate deve ispirare tutte le nostre azioni
  11. il karate va tenuto vivo col fuoco dell'anima; è come l'acqua calda , necessita di calore costante o tornerà acqua fredda
  12. il karate non è vincere, ma è l'idea di non perdere
  13. la vittoria giace nella tua abilità di saper distinguere i punti vulnerabili da quelli invulnerabili
  14. concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversario
  15. mani e piedi come spade
  16. pensare che tutto il mondo può esserti avversario
  17. la guardia ai principianti, la posizione naturale agli esperti
  18. il kata è perfezione dello stile, la sua applicazione è altra cosa
  19. come l'arco. il praticante deve usare concentrazione, espansione,velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza
  20. fai tendere lo spirito ad un livello più alto

Dojo kun nel karate: le regole del luogo ove si ricerca la Via

DO= via, strada da percorrere
Jo= luogo
kun=regola, dovere

E' tradizione, anche se non in tutti i dojo, la recitazione del kun o codice etico, dopo una breve meditazione, al termine dell'allenamento. Il dojo kun è l'essenza stessa del karate-do: non solo le tecniche vanno affinate, ma lo spirito per primo dovrà essere indirizzato ed educato. Seguendo" i dettami racchiusi in questi precetti, l'allievo potrà veramente progredire nella via delle arti marziali". 
La procedura prevede che, l'allievo di grado più alto reciti a voce ogni precetto, che verrà a sua volta ripetuto dall'intera classe. I precetti vanno sempre pronunciati con forza e mai sussurrati con poca sincerità o credo, così che possano penetrare la mente dei partecipanti. Il dojo kun fu introdotto nella tradizione del karate per garantire la corretta condotta dei suoi praticanti e che fosse una sorta di comandamento da rispettare anche al di fuori dell'ambiente proprio del karate. 
Le cinque regole d'oro sono:

  1. prima di tutto cerca di migliorare il carattere
  2. prima di tutto cerca di percorrere la via della sincerità
  3. prima di tutto cerca di rafforzare la costanza dello spirito
  4. prima di tutto cerca di imparare il rispetto universale
  5. prima di tutto cerca di acquistare l'autocontrollo.

Come si diventa maestri di karate

Non è sufficiente indossare una semplice cintura nera per poter insegnare e tenere corsi di karate per bambini ed adulti nei centri sportivi, infatti la cintura nera non abilita automaticamente all'insegnamento e, per poter svolgere mansioni all'interno delle ASD, c'è l'obbligo di avere un diploma legalmente riconosciuto per la disciplina. Gradi e qualifiche tecniche sono due cose ben distinte: un praticante può scegliere di proseguire nei Dan e nello studio delle Arti Marziali, senza acquisire nessun livello di insegnamento, mentre le diverse qualifiche tecniche prevedono conoscenze specifiche diverse.
La FESIK ( Federazione Sportiva Italiana karate) affida l'insegnamento della disciplina ad Allenatori, Istruttori, Maestri, la cui formazione è regolamentata dall'Ente del CSEN Nazionale, ed ai Docenti Federali. 
Al termine dei corsi, superati i relativi esami teorico-pratici, saranno rilasciati: il diploma nazionale ed il tesserino tecnico con la qualifica acquisita. In caso di esito negativo, si ha la possibilità di ripetere un'altra volta gratuitamente l'esame.
  • Il requisito minimo per essere abilitati all'insegnamento è la qualifica di ALLENATORE. In alcune Federazioni, già le cinture marroni possono sostenere il brevetto di allenatore. Un Allenatore deve possedere nozioni di fisiologia, conoscenza dei principali gruppi muscolari e del lavoro muscolare, teoria dell'allenamento, pronto soccorso e Rianimazione Cardio-Polmonare, nozioni di psicologia e pedagogia, con particolare riferimento alla fascia preagonistica; preparazione atletica generale della disciplina. Secondo la legge, un Allenatore può assumere la direzione tecnica di una palestra, occuparsi della preparazione atletica della fascia preagonistica e può essere delegato, sotto la responsabilità del proprio Maestro, a tenere dei corsi all'interno dello stesso dojo o in altri centri. Può lavorare in autonomia, senza discostarsi dalle direttive del Sensei, o trovarsi nel dojo contestualmente al Maestro e, se chiamato da lui, aiutare nello svolgimento della lezione, infatti, come ogni allievo che si rispetti, l'Allenatore deve affidarsi al proprio Maestro. In genere nessun allenatore opera in modo indipendente, ma è preposto ad aiutare i tecnici della propria scuola e a non avere corsi autonomi, in quanto il suo bagaglio tecnico, da trasferire agli atleti, potrebbe essere sufficiente per i principianti, ma inadeguato per i gradi alti e persone con esperienza.
  • La specializzazione oltre l'Allenatore è la qualifica di ISTRUTTORE, che possiede le stesse conoscenze dell'Allenatore, ma in più ha responsabilità penali e civili, ha frequentato corsi di metodologia d'insegnamento dell'Arte Marziale, metodologia dell'allenamento, medicina per le arti marziali. L'Istruttore  può dirsi autonomo, anche se fa sempre capo ad un Maestro, inizia a gestire un gruppo ed ad avere un ruolo da leader e non può permettersi di commettere errori didattici o impostazioni errate delle lezioni: un vero Istruttore è colui che si rende conto dell'impegno che si è assunto e da il massimo nell'insegnamento. L'allievo potrebbe chiamarlo "Maestro", ma, per quanto sia una figura di altissimo valore tecnico, di fatto non lo è ancora.
  • Dopo diversi anni di pratica, è possibile essere candidati alla qualifica di Maestro. Se un Allenatore o un Istruttore si candidano spontaneamente, per la qualifica di Maestro è necessaria l'approvazione del Caposcuola o della Federazione di appartenenza che, valutando i meriti ed i pregi del praticante, deciderà quando la pianta è abbastanza matura per dare frutti a tutti, in pratica non si può scegliere di diventare Maestro di un'Arte. Il Maestro ha le stesse conoscenze della qualifica di Istruttore, in più: progressione didattica dell'arte marziale, preparazione tecnica e tattica per l'attività agonistica, metodologia d'insegnamento del combattimento, può fare programmi di allenamento e deve possedere le qualità per la gestione di lezioni e di stage. Il Maestro può essere responsabile tecnico di più palestre e può tenere sotto la propria guida allenatori ed istruttori. Il ruolo di un Maestro nel dojo non è come quello di un coach o di un mister di una squadra di calcio: un Maestro si allena sempre e comunque; può parlare a lungo di una tecnica o di uno schema di combattimento, ma poi deve mostrare l'esecuzione per permettere all'allievo di costruirsi un modello ideale di movimento. Invecchiando, deve adattare l'allenamento al suo eventuale calo fisico, nella ricerca continua di un miglioramento tecnico, in modo da rappresentare per i suoi allievi, la meta da raggiungere, un esempio da seguire quando esegue una tecnica o un altro movimento. La qualifica di Maestro di karate è la più alta personalità tecnica e deve sfruttare la differenza di livello tecnico per motivare e far capire agli allievi che possono continuare a crescere e che lui è un mezzo per poterlo fare. Deve conoscere tutti gli aspetti anche minimamente correlati al karate e possedere speciali caratteristiche didattiche, tecniche e dirigenziali, unite ad una speciale personalità.
  • Infine c'è la figura del Docente Federale, che ricopre un ruolo di altissimo prestigio all'interno della Federazione e oltre a far parte delle commissioni di esame, svolge ruoli di docenza negli stage, sia a livello regionale che nazionale. Tale qualifica può essere conferita dal Consiglio Federale per meriti sia in ambito agonistico che nell'attività sportiva. il Docente Federale deve conoscere bene tutti i programmi d'esame, tutti i kata dello stile che pratica e tutti gli aspetti del kumite, in modo da poter rispondere alle esigenze tecniche di ognuno ed essere sempre all'altezza di ogni situazione. Non può permettersi uno scarso allenamento e solo con un impegno costante ed adeguate capacità tecniche ed atletiche, può continuare a dimostrare di essere un riferimento valido.

mercoledì 24 luglio 2019

Il karate in Italia

Il karate entrò nel nostro paese nei primi anni sessanta e fu diffuso nelle principali città dai primi cultori, che lo avevano appreso nel corso dei loro viaggi direttamente in Oriente o a Parigi, che è considerata ancora oggi la culla del karate in Europa.
Nel corso degli anni molte sono state le Federazioni costituite, sciolte ed unificate: AIK, FIK, AIKI, FENAM, FESIKA, FIAM,  FIKDA, FIKTEDA, FITAK, FILPJK e la FIJLKAM nel 2000.
Il C.O.N.I. ha sempre consigliato alle diverse organizzazioni di karate di unificarsi in una sola Federazione, ma ancora oggi il karate è frammentato e diviso più che mai in tante organizzazioni.
  • Ad oggi l'unica federazione riconosciuta dal C.O.N.I. è la FIJLKAM, che opera quasi esclusivamente nel karate sportivo. Tale federazione è costituita dalle Società, dalle Associazioni e dagli Organismi affiliati, che svolgono senza scopo di lucro, le attività sportive e promozionali del Judo, della Lotta, del karate, del Ju Jitsu, dell'Aikido e del Sumo; sono anche riconosciute le lotte tradizionali S'Istrumpa e Capoera. Si tratta di sport praticati a livello dilettantistico, in armonia con le direttive e gli indirizzi del CIO e del CONI. La FIJLKAM, come federazione degli sport di combattimento, ha, quindi, il compito di promuovere, organizzare, disciplinare, promuovere e diffondere gli sport controllati dalla IJF, dalla FILA, dalla WKF e dalla ISF, alle quali è affiliata e dalle quali è riconosciuta come unica rappresentante in Italia. La sua attività è finalizzata alla pratica, alla diffusione ed alla valorizzazione di discipline sportive che, pur nettamente distinte, sono omgenee ed assimilabili tra loro.
  • La FIKTA, invece, non è riconosciuta dal CONI, ma è riconosciuta dall'US ACLI (riconosciuta dal CONI), quale ente di promozione sportiva. A livello internazionale è riconosciuta dalla ITKF. Attualmente la federazione tiene numerosi stage con la presenza di grandi maestri, che riscuotono grande interesse ed organizza delle gare alivello nazionale tra i suoi tesserati, tra cui i CAMPIONATI ITALIANI e la rinomata COPPA SHOTOKAN  a livello europeo. Per l'attività giovanile è stat realizzata la competizione KENSHIN BOBO, con atleti da tutta l'area dell'Europa Mediterranea.
  • La FESIK è l'unica federazione italiana, oltre alla FIJLKAM, che vanta un riconoscimento da parte dello Stato Italiano. Con un livello tecnico che non ha eguali in Italia, è l'unica a praticare kumite sportivo e tradizionale e kata in più di quattro stili diversi ad alti livelli. 


Il combattimento nel karate e il kiai

Sono stati prodotti numerosi film dedicati al karate, risse e vendette consumate a suon di colpi improbabili di ometti urlanti con fasce colorate sulla fronte e avvolti in bizzarri kimono.
Gikin Funakoshi disse: "Non ci sono dispute nel karate" ed infatti prima della seconda guerra mondiale, ad Okinawa, il kumite non era parte integrante dell'insegnamento e Shigeru Egami riferisce che, nel 1940, alcuni karateka furono cacciati dal dojo, perchè usavano combattere facendo a pugni.
Il Dojo kun predica, infatti, l'autocontrollo e l'astensione dalla violenza. Al kumite libero, quello in cui i contendenti possono attaccare e difendersi senza dichiarare i colpi che stanno per portare, si giunge dopo diversi anni di pratica continua, inoltre si sostiene sempre in presenza del maestro.
Per l'estrema pericolosità dei colpi, non è possibile colpire l'avversario con la massima potenza, ma occorre bloccare la tecnica nel momento stesso del contatto. L'impegno profuso, la concentrazione dimostrata e l'esecuzione perfetta delle tecniche sono discriminanti valutate per decretare il vincitore nelle gare. Il kumite, nella piena osservanza dei precetti del Dojo kun, proibisce l'uso indiscriminato della violenza e richiede che si manifesti il proprio rispetto nei confronti dell'opponente sia con l'inchino rituale, che si effettua all'inizio ed alla fine dello scontro, sia impegnandosi al massimo delle proprie possibilità qualsiasi sia il livello del'avversario.
Al di là delle tecniche veloci e potenti, uno degli aspetti che più colpisce chi osserva un incontro di karate, è il kiai, l'urlo che accompagna i colpi decisivi. Molti suppongono che il kiai sia un urlo per emesso spaventare l'avversario, in realtà si tratta di un'emissione di suoni che deriva dalla contrazione istantanea dei muscoli di tutto il corpo, attività involontaria che si effettua al momento di portare la tecnica definitiva, ovvero quel colpo che, se raggiunge l'avversario, conclude l'incontro.
Va ricordato che nel karate non si combatte per sconfiggere l'avversario o per dimostrarsi a lui superiore, ma solo per migliorare e mettere alla prova se stessi. Nel karate ciò che conta non è vincere, ma l'idea di non perdere, e chi combatte con rispetto, impegnandosi e non lasciandosi prendere dalla furia agonistica e dalla rabbia, anche se sconfitto, non sarà mai considerato perdente.